
Niente da fare Stefano Ricucci continua ancora a far parlare di sé, anche se questa volta probabilmente non lo vorrebbe. L’ex odontotecnico di Zagarolo arrestato su ordine del giudice per le indagini preliminari Orlando Villoni campeggia oggi su tutti i giornali. L’uomo della scalata impossibile al gruppo Rizzoli Corriere della Sera, il “furbetto del quartierino” che era al centro dell’intreccio per le parallele scalate a Bnl e Antonveneta sicuramente in queste ore maledice la sua malasorte.
Lui era proprio convinto che quel cellulare comprato in Lussemburgo fosse al riparo dalle intercettazioni e così aveva fatto il bis avviando l’operazione di rivalutazione di quel 14,9% di Rcs che è al centro di tutti i suoi guai e di tutte le sue ambizioni. Aveva infatti avviato un’operazione che già gli era valsa il sequestro dei titoli negli scorsi mesi. Aveva preso contatti con due banche straniere, la Banca di New York e una banca olandese per ottenere il finanziamento per un riacquisto delle sue azioni.
Il veicolo dovevano essere due “società-schermo” lussemburghesi. Scopo del gioco? Far rivalutare i titoli, che comunque sarebbero rimasti in suo possesso e così rientrare del debito da quasi 700 milioni di euro con la Banca Popolare Italiana, la ex lodigiana di Gianpiero Fiorani, che ha attualmente in pegno il pacchetto azionario di Rcs.
Al telefono Ricucci aveva calcolato, grazie al miliardo prestatogli dalla Banca di New York, di ricollocare le azioni sul mercato a 5,4 euro cadauna, vale a dire a un prezzo gonfiato di un euro circa. “In questo modo rientro in partita”, aveva aggiunto l’immobiliarista ignaro al telefonino.
A mettere nei guai il patron di Magiste sono stati però anche quei 131 scatoloni che a gennaio 2006 i militari delle Fiamme Gialle avevano ritrovato nell’intercapedine di uno scantinato a Zagarolo. Dentro queste scatole c’erano pile di fogli con i segreti della miriade di società e scatole cinesi che facevano capo al marito di Anna Falchi.
Adesso lo scalatore di borsa che con le sue parole faceva ballare le quotazioni l’estate scorsa aspetta a Regina Coeli l’interrogatorio di domani. I suoi avvocati dicono che le misure cautelari sono eccessive e che comunque il pacchetto azionario non è a sua disposizione da mesi. Ieri intanto con lui sono finiti in manette Luigi Leccese, ex brigadiere della Guardia di Finanza, Vincenzo Tavano, ex colonnello dell’Esercito Italiano e l’imprenditore immobiliare Tommaso di Lernia. Avrebbero dato informazioni riservate al finanziere di Zagarolo.
In fin dei conti, oltre alla trasparenza, la cosa che sembra sia mancata di più in questa storia è la riservatezza…
Gidilberto Brambilla
16 ago 2008 - 17:27 - #1I Pm di Roma chiesero a Ricucci quale Hedge fund facesse l’insider tradings sulla Bnl: Leo fund di Stefano Roma come su Elsag Bailey, Pirelli Cornig, Drs Finmeccanica e parecchi altri simili casi