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Al timone del Lingotto la Tata indiana e il mago tedesco Berger

Pubblicato: 19 apr 2006 da Ferry Boat

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Ratan Tata, il nuovo membro del Consiglio di amministrazione di Fiat, non è certo uno qualunque. I Tata sono un po’ come degli Agnelli d’India: hanno in mano un impero economico che fattura 17,8 miliardi di euro, che in borsa controlla 32 società quotate con una capitalizzazione complessiva di 32,1 miliardi di dollari e che fa un po’ di tutto, dall’acciaio, all’information technology agli alberghi.

John Elkann ieri in qualità di vicepresidente di Ifil, primo azionista della Fiat, ha voluto Tata nel board di Torino. L’offerta non è da poco perché neanche Richard Wagoner della General Motor in passato era stato invitato nella sala comandi del Lingotto. Certo quello di Tata è un nome eccellente che mira a dare nuovo respiro internazionale alla società guidata da Sergio Marchionne. D’altro canto il legame fra la Fiat e il paese del Gange non è nuovo: lo scomparso Alberto Agnelli aveva già guidato Piaggio nel paese dei monsoni.

Il curriculum di Ratan Tata vanta incarichi di assoluto prestigio sia pubblici, è presidente della Commissione per gli investimenti del Governo indiano ed è membro del board della Banca centrale del suo paese, sia privati, lavora anche per la Mitsubishi Corporation, con l’American International Group e con J.P Morgan Chase.

E’ anche un uomo morigerato il nuovo consigliere di Fiat, appartiene alla comunità religiosa dei parsi che annovera circa 70 mila persone quasi tutte concentrate a Mumbai. I parsi hanno un peso rilevante nell’economia indiana e si rifanno allo zoroastrismo. I Tata, in onore ai loro costumi religiosi, sono da sempre molto attivi nelle opere di beneficenza.

Ma nel Cda di Torino c’è anche un altro nuovo ingresso prestigioso. Si tratta di Roland Berger, il proprietario dell’omonima casa di advisory esperto dell’automotive europeo, che porterà anche alla Fiat un bagaglio eccellente di conoscenze ed esperienza.

Con quest’altra contemporanea acquisizione sembra che il gruppo voglia rafforzare il legame fra il mercato asiatico e quello dell’Ue. Sembra anche che Marchionne, con i nuovi e prestigiosi agganci internazionali, sia sempre più deciso a far giocare al Lingotto la parte del leone sui mercati. Molti pensano che si sia aperta nell’ultimo anno una nuova pagina nella storia del gruppo dopo il quasi fallimento che aveva messo nelle mani delle banche il destino dell’unica grande industria di caratura mondiale del Belpaese. A questo punto la domanda è: riuscirà la convalescente casa di Torino a sostenere le nuove sfide?

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