
Se si separerà da Olimpia la quota di Hopa in Telecom sarà “forse un po’ meno del 5%, ma di sicuro superiore alla partecipazione attuale di Holinvest”, così ha detto Stefano Bellaveglia vicepresidente vicario di Hopa a margine di una conferenza stampa di Mps Asset Management.
Al centro della vicenda il difficile divorzio fra Hopa stessa e Olimpia, la holding di partecipazioni che controlla Telecom. Due i punti di contatto fra le due società. Il primo è dentro Olimpia stessa di cui Hopa possiede una quota pari al 16%. Il secondo dentro Holinvest, società che fa direttamente capo al 3,6% di Telecom e che è posseduta all’80% da Hopa e al 20% da Olimpia.
Due differenze notevoli, visto che nel primo caso a decidere le modalità della separazione è Olimpia (e in primis Tronchetti Provera) e nel secondo caso i bresciani di Hopa. Sul tavolo, come da contratto, un premio per l’uscita da Olimpia da 208 milioni di euro e pagamento cash o con un corrispettivo per le azioni Telecom (e debito corrispondente) cioè circa il 2,9% della compagnia.
Il nodo delle pretese di Hopa sta proprio qua.
Già venerdì scorso durante un’importante riunione di Hopa per deliberare sulla questione l’advisor della finanziaria, lo studio Poli & Associati, aveva indicato le cinque o sei opzioni intorno alle quali questa settimana si sarebbe trattato con Olimpia.Diverse le ipotesi riportate dalle agenzie di stampa. “La liquidazione delle azioni a un prezzo puntuale, a un prezzo del titolo, una con un prezzo del titolo Telecom a tre mesi, un’altra a sei mesi e una ad un anno”. Queste le soluzioni analizzate secondo quanto riferito da una fonte qualificata vicina al Cda. Visto l’andamento deludente di Telecom in borsa la differenza potrebbe anche farsi onerosa.
Ettore Lonati, consigliere della finanziaria, aveva affermato: “La soluzione che si adotterà per Hopa sarà la stessa che si utilizzerà per Holinvest” e aveva aggiunto “Il pallino ce l’ha in mano Tronchetti Provera. È lui che deve decidere se liquidare in contanti la nostra partecipazione (pari al 16% circa) oppure in azioni e relativo debito di Telecom. La scissione o liquidiazione in contanti per noi è indifferente, tutte le ipotesi sono aperte”.
Oggi Stefano Bellaveglia ha ulteriormente delineato i contorni del quadro: “per noi la partita delle telecomunicazioni non è insignificante”, ma neanche “strategica” ha tenuto a precisare. Bellaveglia ha poi invocato “il rispetto del contratto” e ha chiesto un “prezzo congruo” per le azioni Telecom escludendo, però, la richiesta di ulteriori premi..
Nel caso in cui il “divorzio” andasse in porto Bellaveglia ha precisato che “non è detto che Hopa sarà senza telecomunicazioni”, ma se così dovesse essere Hopa “tornerà allo scopo originario di merchant bank per le piccole e medie imprese del Nord Est”. Bellaveglia ha poi smentito l’ipotesi che le banche azioniste di Hopa potessero subentrare al posto della holding stessa nel capitale di Olimpia: “è un profilo circolato inopitatamente e che probabilmente Tronchetti Provera anelava, ma non sempre i desideri si realizzano”. “Su Hopa - ha aggiunto – c’è una grossa unitarietà tra le banche. Siamo tutti contenti e concordi di svilupparla con i bresciani e Fingruppo e di gestire al meglio la disdetta di Olimpia”.