Pioggia di vendite tra i derivati sui tassi di riferimento dell’Uem. A innescare il fenomeno le parole di oggi di Nicholas Garganas, numero uno della Banca centrale greca e consigliere della Bce a Francoforte.
Garganas, già in passato mostratosi rialziasta in termini di tassi ha citato le stime della stessa Banca centrale europea secondo le quali ad ogni aumento di 10 dollari al barile di petrolio corrisponderebbe un rialzo dell’inflazione media nella zona euro di 0,16 punti e una contrazione del tasso di crescita dello 0,1%. In soldoni, visto l’inarrestabile crescita del caro petrolio, alziamo i tassi colleghi europei o l’inflazione esploderà.
Non sapremmo dire quanto il crollo generale dei mercati di oggi dipenda anche da questo fattore, anche perché in questi giorni l’olio nero sta dando un po’ di tregua dopo la decisione di Bush di non comprarne per le riserve (e quindi di lasciarne di più per il mercato).
Anche in queste ore sia il Brent che il gas sono in calo. L’intera curva Euribor flette intanto significativamente, con un movimento parallelo al tuffo del futures Bund giugno sul nuovo minimo di contratto e al balzo nel rendimento del decennale cash fino al record degli ultimi 18 mesi.