
Il mercato oggi aspetterà con attenzione il consiglio di amministrazione di Autostrade che dovrebbe dare il via libera alla fusione con Abertis. Attese soprattutte le nuove sulla posizione di Vito Gamberale che ha criticato aspramente l’operazione più discussa dal mercato negli ultimi tempi.
L’attuale amministratore delegato del maggiore gestore di autostrade in Italia sembrava aver sbattuto la porta dopo un’operazione letta da tanti come una vendita agli spagnoli di un asset importante per il Paese. La decisione era stata tanto rapida da sorprendere tutti, anche l’Anas, che aveva subito convocato il vertice di Autostrade per avere maggiori informazioni sulla società.
Contemporaneamente al cda di Autostrade si terrà oggi quello di Abertis la società che darà il nome al nuovo gruppo con sede a Barcellona e che è chiamata anch’essa a deliberare sulla fusione con il gruppo della famiglia Benetton.
Il presidente di Autostrade Gian Maria Gros Pietro ha intanto lasciato aperta la porta ad altri azionisti per l’ingresso in Schemaventotto: la holding della famiglia Benetton in cui anche Abertis possiede una quota potrebbe quindi essere rinforzata da soccorsi italiani. Ma quali saranno i cavalieri bianchi?
Già è partita la conta dei possibili nuovi soci. Anche perché in gioco c’è il futuro delle infrastrutture del nostro Paese (e i ricavi che si potranno trarre dagli investimenti nel settore). Qui nasce il problema: Autostrade è cara, la sua capitalizzazione si aggira sui 14 miliardi, troppo anche per lo Stato. Per questo le banche stanno cercando di creare un gruppo di volenterosi che potrebbe, secondo Milano Finanza, essere guidato da Claudio Sposito che ha in cantiere un fondo da un miliardo dedicato proprio alle infrastrutture.
Altri candidati possibili dell’armata tricolore sarebbero Banca Intesa e il suo ramo Infrastrutture e Sviluppo e anche Carlo de Benedetti, che fra le sue nuove creature annovera Scala Capital, un fondo dedicato anch’esso alle infrastrutture. Ovviamente dalla partita non rimarrebbero fuori player del calibro di Francesco Gaetano Caltagirone e pure Marcellino Gavio potrebbe essere interessato a una quota minore. Nessuna nuova pervenuta sull aposizione di Generali (che ha in cassa 6-7 miliardi di liquidità) e Mediobanca.
Si tratta ora di vedere se il debito della nuova Abertis, rimpolpato anche dal dividendo straordinario di 3,75 euro previsto dall’operazione, non sarà una barriera troppo forte. Certo noi concordiamo con Paolo Panerai, l’editore di Class, quando esprime l’impressione che i Benetton, come ai tempi della vendita dei supermercati GS ai francesi di Carrefour, mirino ancora una volta a fare cassa piuttosto che a investire in una loro, pur profittevole, società.
Ci interessa anche in questo caso rilevare l’ambiguità dell’Anas che dopo l’indignazione delle prime ore sembra essersi subito tranquillizzata, forse perché chiamata come parte in causa nei mancati controlli allo sviluppo infrastrutturale che prevederebbe entro il 2012 investimenti totali per 12 miliardi (dal 2000 ne sono stati stanziati solo 3,8). Infatti di revoca della concessione ad Autostrade non si parla quasi più. A noi ancora oggi piace l’idea di una società che si espande finalmente nel mondo e diviene il maggiore gruppo del settore: peccato che probabilmente pagherà le tasse a Barcellona e che parlerà spagnolo.