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Dollaro debole. Quali sono i rischi per l'invesitore?

Pubblicato: 10 mag 2006 da AleOne

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Nel corso delle ultime settimane si è aperto un nuovo fronte di interesse per i mercati finanziari, quello dei cambi. Molti temono che possa trattarsi di una novità negativa, tuttavia l’utilizzo dell’analisi grafica per lo studio del fenomeno lascia aperti ragionevoli motivi di ottimismo. Nel corso dell’incontro tenutosi a Washington nella seconda metà di aprile infatti il Gruppo dei Sette ha chiesto a Pechino una maggiore flessibilità del cambio con la finalità di ridurre gli squilibri mondiali.

I mercati, fraintendendo forse questa richiesta, hanno ritenuto che si trattasse di un messaggio inviato dalla banca centrale americana volto a favorire la debolezza della moneta Usa, e non tanto la forza di quella cinese, e si sono adeguati di conseguenza. A queste pressioni che hanno determinato lo scivolone del biglietto verde registrato nel corso delle ultime due ottave si sono aggiunte poi le parole del ministro delle Finanze russo Alexei Kudrin secondo il quale il dollaro è una moneta troppo volatile per essere considerata una riserva valutaria assoluta o universale, una dichiarazione che ovviamente ha aumentato le speculazioni riguardo lo spostamento delle riserve delle banche centrali al di fuori del dollaro. Una rivalutazione dello yuan, la moneta cinese, potrebbe permettere i dovuti aggiustamenti nel commercio globale in generale, ed una riduzione del deficit americano nei confronti della Cina in particolare. Ma quali potrebbero essere gli effetti sulle borse?

In teoria una fase di debolezza del dollaro potrebbe danneggiare la borsa Usa (facendo temere un nuova ondata di rialzi dei tassi da parte della FED, che attualmente sembra invece contenta dei valori dei saggi di interesse raggiunti), e lo stesso potrebbe dirsi anche per quella giapponese, dal momento che le richieste del G7 potrebbero avere, ed in parte lo hanno già avuto, effetti sullo yen giapponese. L’apprezzamento dello yen potrebbe avere ripercussioni negative sulle aziende nipponiche che esportano negli Usa e le cui quotazioni sarebbero penalizzate. C’è quindi il rischio che questa dinamica vada a detrimento anche della crescita del Nikkei. L’esperienza degli ultimi anni tuttavia insegna che il rapporto tra il dollaro e la borsa Usa non è più quello teorizzato fino all’inizio degli anni 2000, ma è di tipo inverso, dove la debolezza della moneta americana aiuta lo sviluppo della borsa. La riduzione del deficit commerciale che potrebbe risultare dall’indebolimento della moneta americana tenderebbe a risolvere uno dei maggiori problemi dell’economia Usa, lasciando quindi spazio di apprezzamento ai listini. Attenzione tuttavia perché lo stesso potrebbe non essere vero per le borse europee (e per quella giapponese, come già spiegato sopra), che farebbero le spese del deterioramento dei rapporti commerciali con il partner d’oltre Oceano. Piuttosto che pensare ad una situazione di netta dicotomia, con i listini europei indirizzati in senso opposto rispetto a quelli Usa, il rischio più realistico tuttavia è che in corrispondenza di una fase di dollaro debole e borse Usa al rialzo si venga a creare un contesto di forza relativa sfavorevole per le nostre borse, che salirebbero quindi al pari di quelle Usa, ma con un tasso di apprezzamento minore (che tuttavia verrebbe poi almeno in parte compensato dal movimento del cambio).

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