A marzo il deficit commerciale Usa è sceso a 62,0 miliardi di dollari, un risultato nettamente migliore rispetto alle previsioni. E’ il secondo mese consecutivo che il deficit segue questo indirizzo, ridimensionandosi grazie alla debolezza del dollaro che permette l’aumento dell’export ed al tempo stesso scoraggia l’aumento dell’import. Il disavanzo commerciale ha toccato con i suoi 62 miliardi il livello più basso dall’agosto 2005. A febbraio il valore del deficit era di 65,7 miliardi.
A favorire questo risultato anche la ripresa economica in Europa e nei paesi asiatici che ha permesso un aumento della domanda. Impressionante lo scambio commerciale con la Cina: 5 miliardi di esportazioni e 20,5 miliardi le importazioni (dai 17,9 del mese precedente). In generale gli export sono stati pari a 114,7 miliardi (+1,9%), gli import 176,7 miliardi (-0,8%).
E questo trend potrebbe continuare ancora: da marzo il dollaro si è ulteriormente deprezzato contro le principali monete mentre la crescita economica si è confermate robusta in quasi tutte le aree del mondo. Se da un lato è vero che gli Usa grazie alla svalutazione del dollaro stanno facendo pagare il risanamento del loro deficit al resto del mondo, dall’altro è anche vero che la loro economia si conferma la locomotiva trainante, sia per l’Europa sia per l’Asia, e quindi il prezzo da pagare per continuare ad alimentarne la crescita sembra poca cosa rispetto ai risultati ottenuti.