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Borse: i perchè di un ribasso. Inflazione Usa tema caldo della settimana

Pubblicato: 15 mag 2006 da AleOne

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La borsa Usa, faro seguito da tutti gli altri listini che ne replicano con diversi gradi di correlazione l’andamento, è presa tra due fuochi: da un lato i dati macro sembrano dipingere un quadro dove l’inflazione potrebbe alzare la testa, costringendo la Federal Reserve a mettere nuovamente mano alla leva dei tassi di interesse nonostante i buoni propositi del suo nuovo governatore, dall’altro la stagione delle trimestrali è stata buona. Il 70% circa delle aziende facenti parte dell’indice S&P500 che hanno comunicato gli utili hanno fatto meglio delle stime degli analisti, ed in molti casi si sono sbilanciate positivamente anche per il futuro. Nel primo trimestre le imprese statunitensi hanno visto crescere gli utili in media del 16% rispetto al trimestre precedente, con quelli delle aziende comprese nell’S&P 500 che salgono oltre il 10% per il 15esimo trimestre consecutivo.

Il contesto economico è così positivo che è difficile per gli investitori rimanere a guardare senza comprare. In quest’ottica la attuale fase di ripiegamento dei listini, americani ed europei, potrebbe fornire una buona opportunità di ingresso su prezzi inferiori ai massimi dell’anno, e quindi più facilmente difendibili in futuro nel caso i prezzi dovessero rimanere in un range laterale o addirittura avviare una correzione ribassista per qualche tempo, anche a causa della stagionalità (un detto arcinoto invita a vendere a maggio per poi ripresentarsi acquirenti solo nell’ultima parte dell’anno).

Per decidere se comprare sui ribassi o meno sarà molto importante l’andamento dei dati macro attesi nei prossimo giorni. Domani sarà infatti reso noto il dato sull’indice dei prezzi alla produzione (PPI) USA di aprile. Le attese sono per un rialzo dello 0,7% a fronte di un +0,5% di marzo. Il dato “core”, quello forse più seguito dalla Fed perché meno volatile (è infatti depurato dalle componenti alimentare ed energetica) dovrebbe crescere dello 0,2% (precedente +0,1%). Mercoledì sarà invece il momento dell’indice dei prezzi al consumo (CPI), sempre relativi al mese di aprile ed al mercato americano. Le attese sono di una crescita dello 0,5% a fronte di un precedente +0,4%. In questo caso il dato “core” è atteso in crescita dello 0,2% dopo il +0,3% di marzo.

Dati superiori alle attese farebbero temere un proseguimento dell’opera di rialzo dei tassi portata avanti con costanza dalla Fed nelle ultime 16 riunioni del FOMC e conseguentemente confermerebbe una intonazione ribassista dei mercati, suggerendo di attendere ancora un po’ prima di tornare a comprare. Viceversa una sorpresa, soprattutto se a farla sarà il CPI, potrebbe rilassare gli animi e favorire il ritorno dei compratori sui titoli azionari.

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