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Perché la Borsa ha brindato all'addio di Yang a Yahoo

Pubblicato da alessandro condina


A quanto pare in tanti stavano aspettando il momento dell’addio di Jerry Yang, uno dei fondatori di Yahoo! insieme al suo collega e socio David Filo. Anche se privo della carica di amministratore delegato, Yang sedeva ancora nel consiglio di amministrazione di Yahoo e anche in quelli di Alibaba e Yahoo Japan: da tutte e tre le cariche si è appena dimesso, uscendo per la prima volta dalla stanza dei bottoni dell’azienda che fondò ormai 17 anni fa.

Era ora! si devono essere detti molti azionisti di Yahoo e tutti quegli investitori che ieri hanno premiato il titolo, quotato sul Nasdaq, dopo l’annuncio delle dimissioni: nell’ultima fase di contrattazioni le azioni hanno recuperato terreno rispetto all’andamento dell’intera giornata fino a dopo le 15 e i volumi sono stati elevatissimi. Yahoo ha comunque chiuso a 15,43 dollari, ai minimi del 2012 appena cominciato, ma ancora lontano da agosto 2011, quando scese sotto i 12 dollari.

In ogni caso l’addio del “Chief Yahoo”, come era stato soprannominato Yang a causa del suo ruolo di Ceo-ombra, sembra schiudere nuove prospettive all’azienda che da mesi è sotto osservazione, sia per i tentativi poco chiari di valorizzare alcune partecipazioni strategiche sia per la possibilità che divenga preda di qualcuno dei grandi concorrenti come Google o come Microsoft, già in passato pretendente respinto proprio con l’intervento decisivo di Jerry Yang.

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Sorpresa: un banchiere che rinuncia a 2,9 milioni di bonus

Pubblicato da alessandro condina


In tempi di vacche magre e di piani di austerità i compensi stratosferici dei manager, le retribuzioni da favola e i bonus milionari, specialmente quelli pagati ai dirigenti delle grandi istituzioni finanziarie, sono ancora più stridenti: da un lato migliaia di persone, di semplici dipendenti, perdono il loro lavoro e vengono mandate a casa per esigenze di riduzione dei costi, dall’altro le società - a volte persino quelle salvate grazie all’intervento pubblico - insistono a strapagare i vertici aziendali.

Fa notizia quindi che un amministratore delegato, a capo di uno dei più noti e antichi gruppi bancari, rinunci a un bonus da 2,4 milioni di sterline, cioè 2,9 milioni di euro, cui avrebbe avuto diritto per il 2011: è la decisione sorprendente di Antonio Horta-Osorio, Chief executive officer di Lloyds Banking Group.

Il banchiere portoghese è alla guida del gruppo inglese da marzo dell’anno scorso, ma verso la fine dell’anno ha goduto di un paio di mesi di pausa, a causa di una forma di insonnia legata allo stress da super lavoro; nonostante questa assenza avrebbe avuto diritto al bonus da 2,4 milioni di sterline, oltre al salario da 1,06 milioni, ma al rientro sul posto di lavoro ha comunicato al cda che avrebbe rinunciato all’incentivo.

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Downgrade di S&P + nuova crisi greca= lunedì nero in vista

Pubblicato da alessandro condina


Come andrà questa settimana che sta appena cominciando in Borsa? Non è difficile immaginare che almeno i primi giorni - a cominciare da oggi - potranno registrare perdite anche molto importanti, non tanto legate all’andamento delle singole aziende, quanto al deterioramento, reale o percepito, della situazione globale sotto il profilo della sostenibilità dei conti pubblici.

La crisi del debito - in particolare la tempesta che sta ancora attraversando l’Eurozona - non ha finito di svolgere il ruolo di questione numero uno per i mercati e lo è ancor di più dopo l’ultimo taglio dei rating da parte di Standard and Poor’s, che ha declassato la valutazione sul debito per quasi tutti i paesi europei, a partire dall’Italia - pecipitata a BBB+ - e dalla Francia, che ha perso la tripla A.

La mossa di venerdì molto probabilmente sarà scontata dai mercati proprio oggi o almeno così si aspettano gli analisti, che ricordano l’effetto del taglio di rating sul debito americano: lunedì 8 agosto le Borse di tutto il mondo reagirono al declassamento degli Stati Uniti e i listini calarono notevolmente, perdendo oltre 3 punti percentuali su molte piazze europee e fino a 7 a New York.

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Capi-azienda narcisisti: una minaccia per le società quotate?

Pubblicato da alessandro condina


In una società come la nostra in cui il personalismo - che sfocia fino al culto della personalità - ha pervaso omai tutti i settori, dalla politica alla cultura all’arte alla finanza - come si deve valutare il rapporto che gli amministratori delegati e i capi-azienda in genere hanno con il proprio ego?

Un professore di Management della Pennsylvania University, Donald C. Hambrick, ha deciso di studiare questo aspetto della gestione aziendale ed è arrivato a una conclusione che forse non ci sorprende, ma che dovrebbe spaventare molti piccoli e grandi investitori aziendali: i Ceo narcisisti sono dannosi per le loro aziende e, anche se a volte ottengono risultati eclatanti, spesso nel medio periodo rischiano di mettere a repentagli l’esistenza stessa della società che guidano.

Per narcisismo - dovremmo saperlo tutti - si intende un innamoramento eccessivo di sé stessi, che porta alla voglia di mettersi in mostra e coltivare il culto della propria immagine. In una certa misura, la fiducia in sé stessi, la spavalderia e l’ottimismo sono caratteristiche necessarie di un capo azienda, ma se sfociano in arroganza e megalomania diventano deleterie; in che senso, però, si può definire un Ceo “narcisista”.

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Kodak denuncia Apple e Htc per evitare la bancarotta

Pubblicato da alessandro condina


Che succede a Kodak? La società americana famosa per le sue pellicole sembra non avere più pace. Le voci di una richiesta di Chapter 11, il fallimento controllato, ormai si susseguono giornalmente e molti osservatori danno per scontato che l’azienda non può più continuare la propria attività ed è destinata al fallimento.

Dal 2007 non chiude un anno con un utile e le attività tradizionali sono ormai fonte di perdite; eppure una possibilità potrebbe arrivare dalle nuove cause che Kodak ha presentato contro Apple e Htc per violazione di brevetti.

Non è la prima volta che Kodak tenta la strada di valorizzare i numerosi brevetti che ha registrato negli anni nel campo delle immagini digitali e già tempo fa aveva denunciatola stessa Apple insieme a RIM, Motorola, Nokia, Samsung, LG, Sharp e Sony. Anche se le prime sentenze non erano state favorevoli, comunque il risultato era stato un accordo di licenza siglato con LG e Samsung: le due società si sono impegnate a pagare rispettivamente 414 e 550 milioni. Adesso la storia si ripete e Kodak potrebbe riuscire a ottenere in questo modo la liquidità necessaria per affrontare il momento difficile e realizzare una ristrutturazione delle sue attività.

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L'Ue verso il no alle nozze Nyse-Deutsche Boerse

Pubblicato da alessandro condina


Grossi guai e molta confusione tra Nyse Euronext e Deutsche Boerse: i vertici aziendali lavorano da quasi un anno alla fusione tra le due società di gestione degli scambi azionari, ma adesso rischiano di dover fronteggiare il No della Commissione Europea, preoccupata dalle conseguenze di questo matrimonio sulla concorrenza.

Da diversi giorni circola la notizia - rilanciata sia dal Financial Times sia da Bloomberg - che la Commissione di Bruxelles ha già deciso di bocciare la fusione tra i due colossi, in particolare per il timore che si crei un monopolio sul mercato dei derivati, un tipo di prodotti tra l’altro particolarmente colpiti dalle critiche per la crisi finanziaria dell’ultimo anno.

Il vicepresidente della Commissione, lo spagnolo Joaquin Almunia, responsabile dell’Antitrust, a quanto sostengono molte fonti vicine al dossier, ha dato un parere negativo all’operazione che darebbe vita al primo grupo mondiale nei mercati azionari; a quanto pare, in risposta a questi movimenti, oggi si incontrano i leader delle due società, Reto Francioni, ad di Deutsche Boerse e Duncan Niederauer, Ceo di Nyse Euronext.

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Ford e Gm saranno belle sorprese nel 2012?

Pubblicato da alessandro condina


Il 2012 comincia all’insegna dell’ottimismo per i titoli automobilistici americani: confermando alcune previsioni nei primi 10 giorni di gennaio i titoli di Ford e Genetal Motors hanno registrato una buona performance e lasciano sperare in un anno migliore rispetto a quello appena concluso.

In realtà il vero paradosso riguarda proprio il 2011: nell’anno passato entrambi i grandi produttori di Detroit hanno messo a segno buoni risultati di vendite, il mercato americano dell’auto si è dimostato più vivace e solido di quello europeo e le case automobilistiche hanno rafforzato la propria presenza sui mercati emergenti come l’Asia. Eppure a Wall Street i titoli di Ford e Gm hanno sofferto oltremodo e negli ultimi 6 mesi hanno perso rispettivamente il 20 e il 30 per cento del loro valore, sulla scia delle incertezze per il mercato europeo e le attività nel Vecchio Continente.

Nei primi giorni di gennaio, però, i primi dati sul 2011 stanno confermando il buon andamento industriale del settore automobilistico negli Stati Uniti e il mercato comincia a quanto pare a rendersene conto; considerato anche l’andamento dei titoli nel’intero 2011 c’è spazio per un buon recupero e per una significativa crescita di valore.

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La carica delle Ipo nel 2012: Facebook e gli altri

Pubblicato da alessandro condina


Il 2011 è stato un anno dalla doppia faccia per quanto riguarda i collocamenti in Borsa: i primi sei mesi sono stati all’insegna dell’entusiasmo e della fiducia con un aumento delle Ipo; poi però ci si sono messi il terremoto e lo tsunami in Giappone, la crisi del debito in Europa e l’abbassamento del rating degli Stati Uniti, così la seconda parte dell’anno - contrariamente al solito - è stata povera di nuovi debutti.

D’altro canto le società tecnologiche hanno riscoperto il brivido dell’Ipo e finalmente gli investitori sono tornati a puntare su Internet dopo essersi ripresi dallo scoppio della bolla tecnologica nel 2001. Sul Nasdaq sono arrivati titoli attesi e desiderati come LinkedIn, Groupon e Zynga; quindi i nomi di grande richiamo hanno risentito solo marginalmente del rallentamento.

Per quanto riguarda questo 2012 appena cominciato, quindi, le prospettive sono incerte quasi per tutti, salvo la tanto attesa Ipo di Facebook che dopo annunci, smentite, passi indietro e collocamenti azionari privati sembra pronto a sbarcare in Borsa entro la primavera.

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Crisi del debito: che cosa insegna l'Argentina

Pubblicato da alessandro condina


Il 2011 che si sta per chiudere ha insegnato a molte persone il significato di alcune parole finora sconosciute o a stento sentite pronunciare in passato: bond, spread, bailout. La crisi del debito sovrano ha investito e quasi travolto la Grecia, l’Irlanda e il Portogallo poi il contagio si è allargato alla Spagna e all’Italia, i cui titoli di stato sono stati messi sotto pressione. L’ultima asta dei Bot è stata un successo, ma l’Italia rimane un sorvegliato speciale, mentre Francia e Germania non possono stare tranquille.

Il settimanale tedesco Der Spiegel ha deciso di andare a controllare come sta adesso qualcuno che è già passato da una crisi del debito, è finito in bancarotta e ha dovuto attraversare dieci anni di purgatorio prima di tornare alla crescita: l’Argentina.

In pochi, credo, hanno dimenticato lo scandalo creato anche in Italia dai bond argentini, i cosiddetti tango-bond, che parecchie banche avevano rifilato a ignari investitori - comprese vecchiette e pensionati - inconsapevoli di mettere i propri miseri risparmi su un prodotto ad alto rischio. Il rischio poi si avverò, nel 2001 l’Argentina, stretta da una crisi terribile di liquidità, dovette svalutare il suo peso, che era legato al dollaro, smise di pagare i debiti e tagliò stipendi pubblici e investimenti.

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Yahoo da vendere o da tenere in portafoglio?

Pubblicato da alessandro condina


Ma che sta combinando Yahoo? Le ultime mosse di una delle aziende decane di Internet - una delle poche sopravvissute all’ondata che travolse le prime dot.com - hanno spiazzato analisti e investitori e suscitato più di un dubbio sul futuro dell’intero gruppo e sul posizionamento strategico deciso dal consiglio di amministrazione.

A quanto pare - secondo le prime indiscrezioni diffuse da Bloomberg - il cda guidato dal nuovo Ceo sta prendendo in considerazione l’idea di ridurre la quota maggioritaria che Yahoo detiene in Alibaba, la più grande società di e-commerce attiva in Cina: la partecipazione potrebbe scendere dall’attuale 40% al 15% almeno, coinvolgendo alcune società di private equity. In questa direzione andrebbe anche la cessione di Yahoo Japan.

Nel 2005 Yahoo aveva acquisito la sua partecipazione in Alibaba al prezzo di un miliardo di dollari e adesso valuta la vendita delle sue attività asiatiche a circa 17 miliardi, da realizzare con un complicato meccanismo societario in modo da risparmiare sulle tasse. Sarebbe di certo uno straordinario capital gain, ma - dal punto di vista strategico - quale sarebbe il piano di Yahoo?

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