Logo Blogo

Tornano le Ipo: Blackstone e Bain collocano Michaels Stores

Pubblicato da alessandro condina


Torna l’ora delle Ipo e questo potrebbe essere un segnale positivo per le Borse in genere e in particolare per i fondi di private equity che negli ultimi anni hanno sofferto molto il calo dei corsi azionari. A quanto anticipa Reuters Blackstone Group e Bain Capital hanno messo a punto un piano per quotare la catena americana di punti vendita per l’arte e il bricolage Michaels Stores Inc.

Quasi sei anni fa pubblico, quasi sei anni fa i due investitori acquistarono il più grande retailer del settore in Nord America per più di 6 miliardi miliardi di dollari e ora sono pronti a farlo sbarcare in Borsa, con la consulenza di JPMorgan Chase & Co e Goldman Sachs Group. A quanto pare un primo documento di registrazione dell’Ipo dovrebbe essere presentata nel mese di aprile.

Blackstone e Bain controllano congiuntamente il 93 per cento di Michaels Stores, mentre l’hedge fund Highfields Capital Management LP detiene il 6,2 per cento della società. Né i portavoce dei due gruppi di private equity né quelli di Michaels Stores hanno commentato le anticipazioni, ma ormai il cammino sembra segnato.

Continua a leggere: Tornano le Ipo: Blackstone e Bain collocano Michaels Stores

1 stelle2 stelle3 stelle4 stelle5 stelle (nessun voto)
condividi condividi 0 commenti mercoledì 28 marzo 2012

Il successo di Apple mette a rischio alcuni fondi comuni

Pubblicato da alessandro condina


Apple croce e delizia degli investitori? Sicuramente il titolo della Mela finora ha dato molte più soddisfazioni che delusioni a tutti quelli che vi hanno riposto fiducia e denaro; adesso però il suo stesso successo rischia di trasformare la società in un rischio troppo grande, almeno per alcuni fondi comuni di investimento.

Quando una società guadagna il 50 per cento in un solo anno e diventa la più capitalizzata del mondo, il suo peso rischia di essere davvero troppo, almeno in linea teorica, per non diventare un problema. Coloro che hanno acquistato azioni Apple a un prezzo ben inferiore a quello corrente, infatti, hanno visto il valore del loro investimento gonfiarsi, a volte a più del 10 per cento del patrimonio loro fondo.

Se da un lato questo si è dimostrato un ottimo investimento, adesso potrebbe diventare difficilmente sopportabile a lungo, sotto il profilo della diversificazione del rischio, specie per alcuni tipi di fondi comuni, che adesso hanno legato più strettamente i dollari dei loro investitori alle prestazioni di una singola azienda. Il problema non si pone tanto per i fondi che scommettono in particolare sulla tecnologia, quando su quelli ad ampia partecipazione, che magari garantiscono le pensioni di milioni di lavoratori.

Continua a leggere: Il successo di Apple mette a rischio alcuni fondi comuni

1 stelle2 stelle3 stelle4 stelle5 stelle (nessun voto)
condividi condividi 0 commenti martedì 27 marzo 2012

Stipendio dimezzato per il Ceo di Credit Suisse

Pubblicato da alessandro condina


La banca non fa utili e le azioni crollano? Paga il massimo dirigente. Così, almeno, hanno deciso a Crédit Suisse Group Ag, che ha dimezzato i compensi del Chief executive officer Brady Dougan. L’hanno scorso gli utili del gruppo sono crollati del 62 per cento e le sue azioni hanno perso il 41 per cento, per il disastro delle attività di investment banking.

Tra stipendio base, benefit e premi azionari Dougan ha comunque incassato 6 milioni e 370mila dollari, come riconoscimento per il suo intervento sulla realizzazione delle strategie a lungo termine e il posizionamento della compagnia. Una cifra di tutto rispetto che ha attirato comunque critiche per l’entità dei compensi.

Nel 2010 Dougan ha incassato 12,8 milioni di franchi svizzeri nel 2010, circa 14 milioni di dollari, mentre nel 2011 il capo della società di asset management della banca, Robert Shafir, ne ha ottenuti 9,3 per aver registrato un aumento del 10 per cento dei profitti al lordo delle imposte. L’azienda ha motiva così il taglio “Questo livello di salario riflette l’andamento finanziario rispetto all’anno precedente e la quotazione più bassa e riconosce anche l’intervento di mr Dougan sull’esecuzione della strategia di lungo termine e il posizionamento dell’azienda in un ambiente industriale in evoluzione”.

Continua a leggere: Stipendio dimezzato per il Ceo di Credit Suisse

1 stelle2 stelle3 stelle4 stelle5 stelle (nessun voto)
condividi condividi 0 commenti lunedì 26 marzo 2012

Monster è in vendita, tutta o a pezzi

Pubblicato da alessandro condina


Monster è in vendita. La società che si occupa di ricerche e annunci di lavoro è pronta ad analizzare offerte per cedere tutta l’attività o singoli rami d’azienda, come ha spiegato il Chief Executive Sal Iannuzzi in un’intervista.

Quest’anno le azioni di Monster hanno guadagnato circa il 17 per cento finora, dopo che Iannuzzi in una conferenza con gli investitori all’inizio di questo mese aveva detto che l’azienda stava considerando “alternative strategiche”. Dal 1° marzo, quando sono state annunciate queste novità, non sono ancora cominciati contatti formali, ha detto Iannuzzi, e il mercato non ha certezze su chi potrebbero essere i potenziali acquirenti.

Questo mese Monster ha assoldato Stone Key Partners LLC e BofA Merrill Lynch come consulenti finanziari per analizzare le alternative strategiche. Sul tavolo ci sono una vera e propria vendita, la cessione di una quota o alcune delle attività regionali, come la Cina e la Corea del Sud o un’acquisizione a debito.

Continua a leggere: Monster è in vendita, tutta o a pezzi

1 stelle2 stelle3 stelle4 stelle5 stelle (nessun voto)
condividi condividi 0 commenti venerdì 23 marzo 2012

Sprint rischia di essere la prossima vittima dell'iPhone

Pubblicato da alessandro condina


Come altre aziende del settore tecnologia, media e telecomunicazioni anche l’operatore telefonico americano Sprint rischia di crollare, a causa dell’iPhone di Apple. Stavolta, però, a differenza di altri casi, non si tratta di concorrenza, bensì di risorse necessarie per supportare la tecnologia della Mela.

Lunedì scorso le azioni della società hanno perso oltre il 4,5% dopo che un analista di Sanford Bernstein ha sostenuto che la società molto probabilmente dovrà presentare una richiesta di fallimento. Che c’entra Apple con tutto ciò? L’anno scorso Sprint, per tenere il passo dei concorrenti At&t - il primo a credere nell’iPhone - e Verizon, ha siglato un ricco accordo con la casa di Cupertino per offrire l’iPhone ai propri clienti; ma se sui prossimi modelli Apple spingerà sulla tecnologia ad alta velocità Lte, già presente sul nuovo iPad, allora saranno guai.

Secondo gli analisti il prossimo telefono di Apple offrirà il supporto per lo standard 4G e per tenere il passo AT& T e Verizon stanno spendendo miliardi per aggiornare le loro reti wireless; Sprint, però, rischia di non avere risorse finanziarie sufficienti per combattere questa battaglia. Entro la fine del 2013 si prevede che avrà 1,8 miliardi di dollari di debito, più 1,4 miliardi nel 2014, e altri 2,6 nel 2015. Se la situazione non migliora non sarà facile trovare altro denaro

Continua a leggere: Sprint rischia di essere la prossima vittima dell'iPhone

1 stelle2 stelle3 stelle4 stelle5 stelle (nessun voto)
condividi condividi 1 commento giovedì 22 marzo 2012

Un'Hp rimessa in ordine sarà preda di Oracle?

Pubblicato da alessandro condina


L’altro giorno Larry Ellison, il numero uno di Oracle, ha potuto festeggiare la vittoria del suo beniamino Roger Federer al torneo di Indian Wells, che il miliardario ha acquistato pochi anni fa. Che può chiedere di meglio che un americano in finale e il tennista più talentuoso del mondo sul gradino più alto del podio? Eppure Ellison potrebbe avere presto qualche motivo in più per festeggiare.

Pochi mesi fa il New York Post aveva suggerito l’idea che Hp, in preda a una vera e propria crisi di identità e in serie difficoltà nel core business dei computer, potesse diventare l’oggetto dei desideri proprio di Oracle; nel frattempo non è successo niente in concreto, ma le ultime novità potrebbero rendere il boccone più appetitoso.

Al vertice di Hp, infatti, è arrivata Meg Whitman, ex numero uno di eBay e candidata sconfitta alle ultime elezioni a governatore della California per i repubblicani. Sconfitta in campo politico, la tenace Meg è tornata alla carica in ciò che sa fare meglio: licenziare e tagliare, cosa che si prepara a fare una volta di più in casa Hp. E dopo la cura dimagrante Larry Ellison potrebbe anche cambiare idea e lanciarsi in un’operazione certamente ambiziosa.

Continua a leggere: Un'Hp rimessa in ordine sarà preda di Oracle?

1 stelle2 stelle3 stelle4 stelle5 stelle (nessun voto)
condividi condividi 2 commenti mercoledì 21 marzo 2012

Apple paga un dividendo e investe 45 miliardi. Che fare?

Pubblicato da alessandro condina


Tanto tuonò che piovve. Dopo una lunga attesa e molte speculazioni Apple ha finalmente rivelato che cosa farà con la ricca cassa che ha accumulato negli ultimi anni: quasi 100 miliardi di dollari che hanno contribuito a spingere in su i titoli della casa di Cupertino fin oltre i 600 dollari.

Che farà dunque il consiglio di amministrazione guidato da Tim Cook? In parte riprenderà a remunerare gli azionisti, cosa che non succedeva dalle parti di Apple dal 1995: 2,65 dollari per azione a quadrimestre, a partire da luglio 2012.

Poi ci sarà un riacquisto di azioni proprie, per un valore di 10 miliardi: l’obiettivo è sempre sostenere il valore del titolo. In totale saranno investiti 45 miliardi nei prossimi tre anni. In Borsa le azioni di Apple hanno superato i 600 dollari chiudendo a quota 601. Che fare adesso?

Continua a leggere: Apple paga un dividendo e investe 45 miliardi. Che fare?

1 stelle2 stelle3 stelle4 stelle5 stelle (nessun voto)
condividi condividi 0 commenti martedì 20 marzo 2012

Con la guerra commerciale in arrivo la bolla delle terre rare?

Pubblicato da alessandro condina


La prossima bolla in arrivo sui mercati finanziari? Potrebbe riguardare una materia prima sempre più ricercata e sempre più introvabile, le “terre rare”. Questi minerali, infatti, pur non essendo propriamente “rari” si trovano sempre in concentrazioni molto basse per cui la loro estrazione è sempre difficile e costosa. E in un momento di forte domanda del mercato e bassa offerta i prezzi di queste materie prime e le azioni delle società che le estraggono e le commercializzano si infiammano.

Ma quali sono questi minerali? L’ittrio, il lantanio, il neodimio, il samario, l’europio sono fondamentali in campo tecnologico, specie per lo sfruttamento delle energie rinnovabili; e in tempi di aumento del prezzo del petrolio, la richiesta e l’uso di queste materie prime è in costante aumento. Il problema è che proprio su questi minerali è scoppiata una guerra commerciale.

Gli Stati Uniti e il Giappone hanno contestato la Cina, che fornisce il 95% del fabbisogno mondiale, per i continui limiti all’export posti all’esportazione: la settimana scorsa il prezzo del neodimio è balzato a 283 dollari al chilo, dai 42 dollari al chilo di un anno fa; il samario è passato da 18 dollari e 50 a 146 al chilo.

Continua a leggere: Con la guerra commerciale in arrivo la bolla delle terre rare?

1 stelle2 stelle3 stelle4 stelle5 stelle (nessun voto)
condividi condividi 1 commento lunedì 19 marzo 2012

Apple: le azioni toccano i 600 dollari

Pubblicato da Carlo Tissi


La capitalizzazione in borsa di Apple, in un solo mese, è cresciuta di 92 miliardi di dollari. L’impressionante cifra corrisponde, come sottolineano su Businessweek.com praticamente all’intera capitalizzazione di Bank of America. La crescita sul mercato azionario dell’azienda di Cupertino appare inarrestabile e rende incredibilmente realistico l’obbiettivo dei 1000 dollari per azione di cui vi parlavamo qualche giorno fa.

Nella giornata odierna, importante perché segna l’esordio ufficiale del New iPad sul mercato in molti paesi del mondo, il titolo è stato quotato in apertura sopra i 600 dollari, un record mai raggiunto prima che conferma la costante ascesa di Apple. Soltanto 10 mesi fa per ogni azione “bastavano” 340 dollari ora ne servono poco meno del doppio. L’apertura delle vendite del nuovo modello del tablet con la mela morsicata, a ben vedere, non ha fatto registrare scene di isteria o code chilometriche di fronte agli store di tutto il mondo, ma i numeri sono tutti dalla parte di Apple.

L’ultimo trimestre fiscale ha dimostrato l’innegabile capacità di piazzare i prodotti anche in mercati teoricamente saturi ed in una situazione economica complicata in gran parte dell’occidente. Il segreto, come di consueto, è figlio di quella fascinazione ai limiti dell’irrazionalità che qualsiasi gadget con la mela disegnata sopra è in grado di produrre anche in consumatori normalmente non attratti dall’ultima novità dell’elettronica di consumo. Tim Cook, l’uomo che ha raccolto l’eredità di Steve Jobs, come da queste parti avevamo previsto, non sta bruciando il patrimonio di idee (e di fascino per il marchio) lasciato dal fondatore dell’azienda, nonostante qualche giorno fa abbia deciso di capitalizzare 11 milioni di dollari provenienti dalle ricche stock option ricevute negli anni.

Sempre secondo Businessweek è realistico pensare che la quotazione di Apple raggiunga i 960 dollari entro il prossimo anno, il presupposto che i dati di vendita e la redditività dell’azienda rimanga elevata e continui a crescere anche a fronte delle crescenti difficoltà generali non si indebolisce.

Foto | © TM News

1 stelle2 stelle3 stelle4 stelle5 stelle (nessun voto)
condividi condividi 2 commenti venerdì 16 marzo 2012

Amazon ha perso quota, ma rimane troppo cara

Pubblicato da alessandro condina


Per Amazon il prezzo è quello giusto o è meglio aspettare ancora un po’? La società fondata da Jeff Bezos ha perso terreno negli ultimi sei mesi, scivolando attorno ai 180 dollari: quasi il 20% in meno rispetto a ottobre, proprio mentre il Nasdaq si avviava a toccare nuovi massimi. In mezzo ci sono stati i risultati non entusiasmanti della trimestrale e soprattutto la battaglia con Apple nel settore dei tablet.

Amazon ha deciso di “svendere” il suo Kindle Fire sottocosto per poi recuperare fatturato e margini sui contenuti, una strategia opposta a quella di Apple che invece ha sempre evitato di far perdere valore ai propri prodotti. Diconseguenza - temono molti analisti - Amazon potrebbe bruciarsi col Fire e rimanere scottata da questo scontro che per ora vede prevalere la casa della Mela. Ma adesso, quindi, il titolo Amazon è a livelli giusti e può diventare interessante oppure rimane sopravvalutato?

In Borsa la società vale quasi 83 miliardi, ma nonostante le sue buone potenzialità e i vari settori di attività che funzionano soprattutto nella vendita online, forse nel breve-medio periodo il titolo potrebbe scendere ancora. In questo momento, infatti, il settore retailing non sta vivendo un periodo brillante e la crisi economica non aiuta: per ampliare il giro d’affari la società deve comprimere i margini.

Continua a leggere: Amazon ha perso quota, ma rimane troppo cara

1 stelle2 stelle3 stelle4 stelle5 stelle (nessun voto)
condividi condividi 1 commento giovedì 15 marzo 2012