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Tutti gli articoli con tag agenzie di rating

Crisi Finanziaria: I tagli l'unica (e la vera) soluzione?

pubblicato da Carlo Tissi


Cosa ha provocato la crisi finanziaria di queste settimane? La risposta più ovvia e banale è una soltanto: i debiti sovrani. Gli stati sono troppo indebitati, le agenzie di rating declassano persino i titoli americani, le borse crollano bruciando capitalizzazioni già fragili, e parte la corsa folle ai tagli. In Italia siamo arrivati alla soglia dei 50 miliardi di euro recuperati con il decreto anti-crisi, ma qualcosa di simile stanno facendo anche altri paesi europei, Francia in testa.

Il timore è sempre il solito: uno spread in salita e il declassamento di una delle famigerate Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch a provocare il panico degli investitori, mentre gli speculatori possono gioire. I governi fanno a gara ad emanare misure d’urgenza per contenere il debito, ma perdono di vista il problema fondamentale: il debito è insostenibile nel momento in cui le entrate fiscali non riescono a sostenerlo.

Dobbiamo forse ritenere che tutti i politici del mondo, da destra a sinistra, hanno smesso di credere alla possibilità di una crescita economica infinita? Potrebbe essere, ma non è quello che ci stanno raccontando. Nei fatti la crisi finanziaria sta colpendo indistintamente tutti, compreso il Regno Unito guidato da David Cameron. Proprio guardando a questo esempio risulta “profetico” l’intervento di un celebre economista a commento della legge di bilancio approvata dal governo conservatore all’inizio del 2011.

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Crisi del debito, si moltiplicano le accuse alle agenzie di rating

pubblicato da alessandro condina


Quis custodiet custodes? O, in italiano, “chi controllerà i controllori”? I custodes del caso sono le agenzie internazionali di rating, da cui a quanto pare dipendono le sorti non solo delle principali società private, ma anche i destini degli Stati, non solo quelli della periferia europea, ma anche grandi paesi come Italia e Spagna e persino gli Stati Uniti.

La settimana scorsa, alla fine della telenovela fra il presidente Obama e la maggioranza repubblicana alla Camera dei rappresentanti sul rialzo del tetto del debito, Standard & Poor’s ha declassato il rating americano, da AAA a una più modesta AA: è la prima volta nella storia che gli Usa subiscono una riduzione del rating, che ha innescato il panico sui mercati. Se non fosse stato per l’intervento della Bce sui bond italiani e spagnoli, probabilmente avremmo assistito a una corsa alla vendita dei titoli.

La mossa di S&P, seppur non seguita dalle altre due agenzie Fitch e Moody’s, ha riaperto le polemiche sulla funzione e l’utilità delle agenzie di rating e sulla possibilità di un controllo esterno che certifichi il loro operato. Le tre sorelle certificano l’affidabilità degli emittenti, ma chi certifica le agenzie?

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Fitch e Moody's non declassano il debito USA, Pechino si.

pubblicato da Roberto

Fitch e Moody's non declassano il debito USA, Pechino si.
Dopo il nuovo piano per l’incremento del tetto massimo del debito pubblico USA Fitch ha deciso di mantenere un giudizio AAA sul debito americano, ma ha comunicato che concluderà l’analisi della situazione dei Treasury USA entro la fine di agosto.

L’agenzia ha affermato che a suo parere gli stati patrimoniali e le redditività delle aziende statunitensi rimangono solidi e la produttività sottostante sembra abbastanza forte mentre la valuta USA mantiene il proprio ruolo di valuta primaria nelle riserve mondiali. Interventi sono tuttora in corso nel settore finanziario e delle costruzioni, anche se questo processo sarà prolungato e costoso in termini di debolezza della ripresa delle sottostanti attività economiche e dell’occupazione. I fondamentali economici USA rimangono quindi forti a dispetto del dibattito politico sul ruolo del governo e sul sistema migliore di ridurre il deficit federale sul quale, comunque, sono stati fissati dei paletti.

La revisione delle stime sul Pil rivela che la recessione associata alla crisi finanziaria 2008-2009 è stata anche più profonda di quanto avvertito in un primo momento e che la ripresa, per certi versi, è stata più debole del previsto, confermando l’opinione di Fitch che gran parte del deficit del budget federale sia di natura strutturale. La ripresa dovrebbe comunque guadagnare impulso nella seconda parte di quest’anno e consentire nel medio termine un tasso annualizzato di crescita intorno al 2,5 per cento, saranno comunque richieste significativi interventi nella politica fiscale e di spesa pubblica al fine di ridurre il deficit.

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