
Sui listini ci sono titoli che attraversano periodi d’oro per diversi motivi - le prospettive sembrano migliori rispetto ai concorrenti, si crea un’attesa rispetto a nuove attività, c’è fiducia in un manager - e il prezzo delle azioni sale, sale e si impenna anche al di là delle valutazioni realistiche: l’importante è cercare di non entrare quando il valore è troppo alto, per non restare con il classico cerino in mano, dal momento che prima o poi la correzione è in agguato.
Prendiamo il caso di Netflix, che fino a pochi mesi fa quotava oltre 300 dollari per azione, poi è stata investita dalla bufera per le scelte cervellotiche del gruppo dirigente e adesso galleggia attorno ai 70 dollari: meno di un terzo di quanto veniva acquistata in estate. Il valore attuale forse rispecchia meglio i dati di bilancio e i risultati societari rispetto alla super-valutazione di luglio.
Qualcosa del genere potrebbe capitare - o meglio forse sta già capitando ad Amazon - come avvertiva qualche giorno fa Seeking Alpha: nelle ultime sedute il titolo ha ceduto pesantemente terreno e rispetto al picco di metà ottobre, quando era vicino a 250 dollari per azione, ieri è sceso sotto i 190 dollari. In poche sedute il titolo ha perso oltre il 25% e potrebbe non recuperarlo facilmente. Ma qual è il prezzo giusto?
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