
Amazon ha sempre amato sorprendere investitori e analisti e ribaltare le previsioni, specie quando in molti la davano in difficoltà o addirittura già per spacciata o in declino inesorabile. Qualcosa di simile sembra che stia succedendo in questo momento con il Fire, il tablet che dovrebbe fare concorrenza all’iPad di Apple.
Gli ultimi risultati trimestrali hanno superato le previsioni degli analisti, di conseguenze le azioni Amazon hanno messo a segno un bazo in avanti del 15%, accrescendo la capitalizzazione dell’intera impresa di 10 miliardi di dollari. Il merito va soprattutto al Kindle.
A parte le vendite dell’apparecchio in sé - che secondo molti osservatori viene commercializzato al prezzo di costo o addirittura in perdita - la notizia positiva riguarda la vendita di prodotti digitali, che ha ricevuto un importante impulso proprio dalla diffusione del tablet. Non solo libri digitali, ma anche film, videogiochi e musica hanno goduto della spinta propulsiva del Fire.
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Vento in poppa per Apple che ha pubblicato i risultati del suo secondo trimestre e ha mostrato un ottimo stato di salute, ulteriore successo per i suoi prodotti di punta - iPhone e iPad - e un’accresciuta disponibilità liquida, che rende il prossimo dividendo più che sostenibile.
Apple ha visto aumentare del 12% le disponibilità liquide negoziabili della società, arrivate ormai a 110 miliardi di dollari o circa $ 116,60 per azione. Tale importo comprende contanti, investimenti a breve termine e titoli negoziabili a lungo termine. Rispetto a un anno fa la liquidità dell’azienda è aumentata circa del 67% ed è più che raddoppiata in due anni.
Nel secondo trimestre le vendite di hardware sono complessivamente diminuite rispetto al trimestre record precedente, ma con la notevole eccezione di iPod; ma i risultati sono di gran lunga migliori rispetto allo stesso trimestre di un anno fa. IPhone Apple ha venduto nel trimestre l’88% in più di quanto abbia fatto nello stesso periodo dello scorso anno.
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Dagli allori alla polvere in pochi passi. È questa la parabola di Nokia, che ha appena pubblicato i risultati disastrosi del primo trimestre 2012. La società finaldese ha dovuto iscrivere a bilancio perdite per 929 milioni di euro, in seguito a una riduzione del 29 per cento delle vendite, a causa del cattivo andamento dei suoi cellulari Symbian.
La perdita contrasta con i 344 milioni di euro di profitto un anno fa, con le vendite scese da 10,4 a 7,4 miliardi di euro, L’unica risposta possibile per Nokia, oltre allo sviluppo di nuovi smartphone in grado di incontrare i gusti del pubblico, è uno sforzo di riduzione dei costi in attesa di tempi migliori.
Solo dieci anni fa Nokia sembrava il dominatore incontrastato del settore dei cellulari e ancora pochi anni fa pareva in grado di rispondere all’offensiva di Apple e dei produttori di cellulari Android; invece negli smartphone è emerso un gap che la società finaldese non è mai riuscita a colmare, anzi che si è andato ampliando sempre più.
“Chiaramente siamo delusi della nostra performance nel primo trimestre”, ha detto l’ammnistratore delegato Stephen Elop durante un’intervista. Le azioni di Nokia sono scese del 5,4 per cento negli scambi pomeridiani a Helsinki, a € 2,86. Ma questo è solo l’antipasto di un difficile momento di transizione.
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La corsa di Apple verso quota 1000 sembra essersi fermata, anzi la società di Cupertino ha registrato il quinto giorno consecutivo in calo: 50 punti in meno in cinque sedute, cioè il 7,9% del valore lasciato sul terreno. Le azioni della Mela adesso valgono poco più di 580 dollari, dopo essere arrivate sopra quota 630 un paio di settimane fa.
Questo movimento al ribasso è legato solo alle prese di profitto da parte degli speculatori a breve, che hanno messo a segno già un buon guadagno e lo stanno monetizzando? Oppure c’è dietro qualche altro motivo, come il possibile movimento dei fondi di investimento ipotizzato da Kai Petainen?
Negli ultimi tempi qualche analista aveva messo in discussione il verbo rialzista che da un po’ sembra circondare Apple e aveva ipotizzato che il prezzo delle azioni potesse subire qualche aggiustamento. Il 9 aprile per esempio Walter Piecyk di BTIG aveva dagliato il suo rating sul titolo da Buy a Neutral, giustificando la scelta con l’entusiasmo che ha accompagnato la società ultimamente e la necessità di considerare con attenzione ciò che succederà nei prossimi mesi.
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Guai sempre più grossi per Rim (Research in Motion): la società che ha inventato e produce il BlackBerry archivia un altro trimestre in perdita e vede le sue azioni crollare dai 140 dollari del 2008 ai 14 dollari di venerdì scorso. Com’è possibile un simile tracollo in così poco tempo? E soprattutto, quello che è capitato a Rim rischia di riprodursi nel giro di qualche anno con gli attuali padroni del mercato Smartphone, cioè Apple e Google?
Un risultato negativo da imputare alla funzione imprenditoriale dell’impresa, quella che doveva occuparsi di scoprire e sfruttare nuove opportunità di business e garantire l’esistenza della società nel tempo, attraverso i decenni e magari da un secolo all’altro. In questo caso, però, qualcosa non ha funzionato.
Nel primi anni del 2000, l’azienda eccelleva in tutte e tre le funzioni. In ambito sociale, ha generato migliaia di posti di lavoro e ha fornito risorse per l’economia canadese, e la comunità locale. Nell’area gestionale, eseguiva una strategia di marketing accorto, sviluppando una serie di prodotti BlackBerry rivolti in primis agli utenti aziendali e, infine, a tutti. Nel settore imprenditoriale, ha offerto ai consumatori prodotti innovativi che battono i prodotti tradizionali cellulari. Ma bastano poche scelte sbagliate, nel momento più delicato, per ribaltare i destini di una società, nel bene (come per Apple e Google) e nel male.
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Come altre aziende del settore tecnologia, media e telecomunicazioni anche l’operatore telefonico americano Sprint rischia di crollare, a causa dell’iPhone di Apple. Stavolta, però, a differenza di altri casi, non si tratta di concorrenza, bensì di risorse necessarie per supportare la tecnologia della Mela.
Lunedì scorso le azioni della società hanno perso oltre il 4,5% dopo che un analista di Sanford Bernstein ha sostenuto che la società molto probabilmente dovrà presentare una richiesta di fallimento. Che c’entra Apple con tutto ciò? L’anno scorso Sprint, per tenere il passo dei concorrenti At&t - il primo a credere nell’iPhone - e Verizon, ha siglato un ricco accordo con la casa di Cupertino per offrire l’iPhone ai propri clienti; ma se sui prossimi modelli Apple spingerà sulla tecnologia ad alta velocità Lte, già presente sul nuovo iPad, allora saranno guai.
Secondo gli analisti il prossimo telefono di Apple offrirà il supporto per lo standard 4G e per tenere il passo AT& T e Verizon stanno spendendo miliardi per aggiornare le loro reti wireless; Sprint, però, rischia di non avere risorse finanziarie sufficienti per combattere questa battaglia. Entro la fine del 2013 si prevede che avrà 1,8 miliardi di dollari di debito, più 1,4 miliardi nel 2014, e altri 2,6 nel 2015. Se la situazione non migliora non sarà facile trovare altro denaro
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Tanto tuonò che piovve. Dopo una lunga attesa e molte speculazioni Apple ha finalmente rivelato che cosa farà con la ricca cassa che ha accumulato negli ultimi anni: quasi 100 miliardi di dollari che hanno contribuito a spingere in su i titoli della casa di Cupertino fin oltre i 600 dollari.
Che farà dunque il consiglio di amministrazione guidato da Tim Cook? In parte riprenderà a remunerare gli azionisti, cosa che non succedeva dalle parti di Apple dal 1995: 2,65 dollari per azione a quadrimestre, a partire da luglio 2012.
Poi ci sarà un riacquisto di azioni proprie, per un valore di 10 miliardi: l’obiettivo è sempre sostenere il valore del titolo. In totale saranno investiti 45 miliardi nei prossimi tre anni. In Borsa le azioni di Apple hanno superato i 600 dollari chiudendo a quota 601. Che fare adesso?
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La capitalizzazione in borsa di Apple, in un solo mese, è cresciuta di 92 miliardi di dollari. L’impressionante cifra corrisponde, come sottolineano su Businessweek.com praticamente all’intera capitalizzazione di Bank of America. La crescita sul mercato azionario dell’azienda di Cupertino appare inarrestabile e rende incredibilmente realistico l’obbiettivo dei 1000 dollari per azione di cui vi parlavamo qualche giorno fa.
Nella giornata odierna, importante perché segna l’esordio ufficiale del New iPad sul mercato in molti paesi del mondo, il titolo è stato quotato in apertura sopra i 600 dollari, un record mai raggiunto prima che conferma la costante ascesa di Apple. Soltanto 10 mesi fa per ogni azione “bastavano” 340 dollari ora ne servono poco meno del doppio. L’apertura delle vendite del nuovo modello del tablet con la mela morsicata, a ben vedere, non ha fatto registrare scene di isteria o code chilometriche di fronte agli store di tutto il mondo, ma i numeri sono tutti dalla parte di Apple.
L’ultimo trimestre fiscale ha dimostrato l’innegabile capacità di piazzare i prodotti anche in mercati teoricamente saturi ed in una situazione economica complicata in gran parte dell’occidente. Il segreto, come di consueto, è figlio di quella fascinazione ai limiti dell’irrazionalità che qualsiasi gadget con la mela disegnata sopra è in grado di produrre anche in consumatori normalmente non attratti dall’ultima novità dell’elettronica di consumo. Tim Cook, l’uomo che ha raccolto l’eredità di Steve Jobs, come da queste parti avevamo previsto, non sta bruciando il patrimonio di idee (e di fascino per il marchio) lasciato dal fondatore dell’azienda, nonostante qualche giorno fa abbia deciso di capitalizzare 11 milioni di dollari provenienti dalle ricche stock option ricevute negli anni.
Sempre secondo Businessweek è realistico pensare che la quotazione di Apple raggiunga i 960 dollari entro il prossimo anno, il presupposto che i dati di vendita e la redditività dell’azienda rimanga elevata e continui a crescere anche a fronte delle crescenti difficoltà generali non si indebolisce.
Foto | © TM News

Quanto può crescere ancora Apple? Non parliamo delle vendite che certamente sorrideranno al nuovo iPad, o meglio New iPad, appena lanciato da Tim Cook in quella sorta di rito di cui Steve Jobs era maestro. Il punto è se questo nuovo prodotto, insieme alle altre novità annunciate dalla Mela, riuscirà a trainare ulteriormente il titolo della società.
Nell’ultima settimana Apple ha superato ormai con convinzione la soglia dei 500 dollari per azione, anzi sembra puntare a quota 550: un guadagno superiore al 50% in un anno, mentre la società capitalizza più di 500 miliardi di dollari. più di Google e Microsoft messe assieme. C’è davvero spazio per crescere ancora?
Uno dei fondatori di Apple, Steve Wozniak, sembra crederci, anzi è convinto che - come alcuni favoleggiano - la società possa raggiungere il record dei mille dollari per azione: un prezzo che fa girare la testa al solo pensarci. Wozniak, però, non parla tanto come esperto di finanza e di Borsa, quanto come intenditore di tecnologia: più che l’iPad per lui la vera chiave potrà essere la Apple tv.
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Facciamo un po’ di fanta-finanza sull’onda di un interessante post di SeekingAlpha. Che sarebbe successo se nel 2009 - per sostituire General Motors in amministrazione controllata - le autorità di Borsa avessero scelto Apple?
A quell’epoca l’azienda fondata da Steve Jobs quotava circa 143 dollari e sul momento la sua inclusione nell’indice industriale non avrebbe creato sconquassi; adesso, però, Apple ha aggiornato il suo record di tutti i tempi e si avvicina a un prezzo di 500 dollari per azione. Al posto di General Motors fu scelta Cisco, invece di Apple, ma se la decisione fosse stata diversa qualcosa sarebbe cambiato.
La simulazione di SeekingAlpha mostra che adesso il Dow Jones è a quota 12.865 punti, cioè poco più del 10% in meno rispetto ai massimi di ogni tempo, registrati con la quota 14.198,10 toccata a ottobre 2007. Se però Apple fosse stata inserita nel listino e il suo andamento fosse stato effettivamente quale abbiamo osservato in questi anni, l’indice sarebbe il 14% più alto rispetto ai valori attuali.
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