
Le banche italiane sono state le prime a ribellarsi e protestare contro le nuove regole imposte dall’Eba, l’Autorità bancaria europea: in base ai nuovi criteri di capitalizzazione gli istituti di credito italiani dovrebbero raccogliere oltre 15 miliardi di euro per far fronte ai rischi legati alla crisi del debito; ma l’Abi ha contestato le valutazioni europee e la stessa Banca d’Italia sostiene che i gruppi italiani sono già attrezzati per superare la congiuntura.
A leggere Blooomberg, però, si capisce come le richiesta dell’Eba rischino di mettere in ginocchio l’intero settore bancario e, invece di rafforzare le banche europee, possano addirittura indebolirle, costringendole a vendere “i gioielli della corona” per ottemperare alle richieste del regolatore.
I più grandi gruppi bancari europei, a cominciare da quelli francesi e spagnoli, si preparano a vendere i pezzi più pregiati, cioè le controllate più redditizie e i rami d’azienda che fanno più utili: l’obiettivo è fare cassa e ottenere il risultato richiesto nel modo più semplice e rapido. Così facendo, però, rafforzano solo apparentemente la loro patrimonializzazione, mentre in realtà si indeboliscono e perdono l’opportunità di crescere quando l’economia riprenderà a correre.
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Dopo il venerdì nero delle banche italiane la Borsa guarda con trepidazione ai titoli del settore, che in alcuni casi come per Intesa e Unicredit sono stati addirittura sospesi per eccesso di ribasso nell’ultima seduta della settimana scorsa. Sono molteplici i fattori di debolezza per gli istituti di credito italiani: da un lato la crisi greca, che però non vede le banche tricolori particolarmente esposte, di certo non come quelle tedesche o inglesi; dall’altro l’annuncio di Moody’s che ha messo sotto osservazione per un eventuale declassamento il debito di parecchi istituti italiani; da ultimo il cronico deficit di redditività rispetto ai concorrenti europei.
Per alcune banche, poi, bisogna considerare anche questioni particolari, come le difficoltà di Popolare di Milano e l’impegno di Unicredit per il salvataggio del gruppo Ligresti. L’istituto di piazza Cordusio potrebbe essere costretto a coprire una parte dell’aumento di capitale per Fondiaria-Sai e Premafin, se il mercato non sarà molto disponibile a partecipare al’iniziativa. Un ulteriore criticità proprio mentre le banche europee si preparano a un ulteriore stress test.
Ovviamente è scesa in campo la speculazione che ha subito annusato l’odore della preda più debole. La crisi greca e l’annuncio di Moody’s hanno fatto il resto, ma se il sistema bancario italiano - anche a causa dell’enorme debito pubblico dell’Italia - è in cronica difficoltà, c’è poco da accusare gli speculatori che vendono al ribasso.