
Dopo il venerdì nero delle banche italiane la Borsa guarda con trepidazione ai titoli del settore, che in alcuni casi come per Intesa e Unicredit sono stati addirittura sospesi per eccesso di ribasso nell’ultima seduta della settimana scorsa. Sono molteplici i fattori di debolezza per gli istituti di credito italiani: da un lato la crisi greca, che però non vede le banche tricolori particolarmente esposte, di certo non come quelle tedesche o inglesi; dall’altro l’annuncio di Moody’s che ha messo sotto osservazione per un eventuale declassamento il debito di parecchi istituti italiani; da ultimo il cronico deficit di redditività rispetto ai concorrenti europei.
Per alcune banche, poi, bisogna considerare anche questioni particolari, come le difficoltà di Popolare di Milano e l’impegno di Unicredit per il salvataggio del gruppo Ligresti. L’istituto di piazza Cordusio potrebbe essere costretto a coprire una parte dell’aumento di capitale per Fondiaria-Sai e Premafin, se il mercato non sarà molto disponibile a partecipare al’iniziativa. Un ulteriore criticità proprio mentre le banche europee si preparano a un ulteriore stress test.
Ovviamente è scesa in campo la speculazione che ha subito annusato l’odore della preda più debole. La crisi greca e l’annuncio di Moody’s hanno fatto il resto, ma se il sistema bancario italiano - anche a causa dell’enorme debito pubblico dell’Italia - è in cronica difficoltà, c’è poco da accusare gli speculatori che vendono al ribasso.