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Tutti gli articoli con tag bolla tecnologica

Apple sotto i $ 590: prese di profitto o altro?

pubblicato da alessandro condina


La corsa di Apple verso quota 1000 sembra essersi fermata, anzi la società di Cupertino ha registrato il quinto giorno consecutivo in calo: 50 punti in meno in cinque sedute, cioè il 7,9% del valore lasciato sul terreno. Le azioni della Mela adesso valgono poco più di 580 dollari, dopo essere arrivate sopra quota 630 un paio di settimane fa.

Questo movimento al ribasso è legato solo alle prese di profitto da parte degli speculatori a breve, che hanno messo a segno già un buon guadagno e lo stanno monetizzando? Oppure c’è dietro qualche altro motivo, come il possibile movimento dei fondi di investimento ipotizzato da Kai Petainen?

Negli ultimi tempi qualche analista aveva messo in discussione il verbo rialzista che da un po’ sembra circondare Apple e aveva ipotizzato che il prezzo delle azioni potesse subire qualche aggiustamento. Il 9 aprile per esempio Walter Piecyk di BTIG aveva dagliato il suo rating sul titolo da Buy a Neutral, giustificando la scelta con l’entusiasmo che ha accompagnato la società ultimamente e la necessità di considerare con attenzione ciò che succederà nei prossimi mesi.

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Buoni risultati per Zynga, ma il titolo è troppo caro

pubblicato da alessandro condina


I risultati di Zynga sorprendono il mercato e superano le attese, ma il prezzo delle azioni è già abbastanza alto da non lasciare spazio a ulteriori apprezzamenti. Anzi, nell’immediato dopo l’uscita dei risultati trimestrali e sulla base delle previsioni per il 2012 il titolo ha perso terreno.

La perdita netta è salita a 435 milioni da 311, l’Ebitda nell’ultimo trimestre 2011 ha raggiunto i 37,2 milioni e il totale del fatturato è cresciuto dell89% in un anno fino a 1 miliardo e 140milioni di dollari. Ma le aspettative mderate sulla crescita nel 2012 hanno messo in allarme gli investitori.

I più ottimisti sperano che l’azienda sia in grado di sfornare almeno 12 nuovi titoli all’anno - com ha fatto nel 2011 - per sostenere la domanda e conquistare nuovo pubblico: ma non bastano i numeri, bisogna anche che arrivi qualche successo importante come FarmVille. In ogni caso, però, non ci sono grandi spazi di apprezzamento per le azioni e questo lo dichiara la stessa compagnia.

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Le azioni Zynga volano, ma solo sull'onda di Facebook

pubblicato da alessandro condina


Gli ultimi giorni - più o meno dall’inizio di febbraio - stanno mostrando un rinnovato interesse per Zynga, l’azienda tecnologica famosa per i videogiochi online che distribuisce su Facebook. Il titolo ha preso il volo e, dopo aver vivacchiato a lungo attorno ai 10 dollari, prima è schizzato fin sopra i 14 dollari e adesso veleggia poco sotto i 13 dollari. Il tutto con volumi moltiplicati rispetto al mese precedente.

Ma che cos’è successo a Zynga? e che cosa hanno visto gli investitori per riscoprire questo titolo? Di certo a innescare questa ondata di acquisti sul titolo ha contriuito più di ogni altra cosa la documentazione presentata da Facebook per chiedere la propria quotazione in Borsa: in quei documenti si legge che il 12% delle entrate di Facebook dipendono proprio da Zynga.

Questo “piccolo particolare” significa in pratica che ancora per un po’ di tempo - almeno finché Facebook non troverà un’alternativa e non amplierà le proprie fonti di incasso - l’accordo fra la società di videogiochi e il colosso dei social network non sarà messo in discussione, dunque Zynga potrà approfittare di questa posizione di vantaggio. Ma a parte questo sembra che ci sia ben poco d’altro.

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La carica delle Ipo nel 2012: Facebook e gli altri

pubblicato da alessandro condina


Il 2011 è stato un anno dalla doppia faccia per quanto riguarda i collocamenti in Borsa: i primi sei mesi sono stati all’insegna dell’entusiasmo e della fiducia con un aumento delle Ipo; poi però ci si sono messi il terremoto e lo tsunami in Giappone, la crisi del debito in Europa e l’abbassamento del rating degli Stati Uniti, così la seconda parte dell’anno - contrariamente al solito - è stata povera di nuovi debutti.

D’altro canto le società tecnologiche hanno riscoperto il brivido dell’Ipo e finalmente gli investitori sono tornati a puntare su Internet dopo essersi ripresi dallo scoppio della bolla tecnologica nel 2001. Sul Nasdaq sono arrivati titoli attesi e desiderati come LinkedIn, Groupon e Zynga; quindi i nomi di grande richiamo hanno risentito solo marginalmente del rallentamento.

Per quanto riguarda questo 2012 appena cominciato, quindi, le prospettive sono incerte quasi per tutti, salvo la tanto attesa Ipo di Facebook che dopo annunci, smentite, passi indietro e collocamenti azionari privati sembra pronto a sbarcare in Borsa entro la primavera.

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Così astuti da prevedere una bolla? In realtà è impossibile dirlo prima

pubblicato da alessandro condina


Si può prevedere una bolla? Da più parti si parla di bolla finanziaria, soprattutto a proposito di LinkedIn, Groupon, Zynga e Facebook, le società nate su Internet che stanno spopolando sul mercato azionario, anche in tempi di crisi. La bolla scoppierà? O c’è modo di prevederla in tempo?

Spesso gli analisti finanziari si sono fatti questa domanda, arrivando per lo più alla conclusione che troppo entusiasmo porta a puntare i eccesso sui titoli e sui settori che vanno bene, fino a sommergerli di denaro e provocare un aumento dei prezzi abnorme. La bolla, appunto.

Invididuare una bolla - e scegliere correttamente il punto in ci sta per esplodere - non è però così facile, anzi è complicatissimo e non esiste una formula per definire il momento esatto in cui è necessario uscire fuori dal mercato e mettere al riparo i propri soldi. Anche i migliori, fra quelli che ci si sono misurati, sono andati incontro a delusioni e figuracce memorabili.

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Angie's List, Groupon e Yelp sono parte di una nuova "bolla" hi-tech?

pubblicato da alessandro condina


Attenzione attenzione, pericolo bolle in esplosione! Sui listini di Borsa americani è appena sbarcato, come vi avevamo anticipato, un nuovo titolo legato ai servizi via Internet, quell’Angie’s List che esiste dal 1996 e che è riuscita a concludere il collocamento azionario al livello più alto della forchetta prevista: 13 dollari per azione che hanno significato una raccolta di 114 milioni di dollari attraverso l’Ipo.

Al primo giorno di contrattazioni il titolo ha aperto già a 18 dollari, il che significa un guadagno del 40 per cento per la società, che viene così valutata complessivamente 900 milioni di dollari. Eppure da quando esiste Angie’s ha registato tassi di crescita piuttosto bassi in confronto ad altre start-up e ancor più deludenti rispetto ai titoli del settore tecnologico. In particolare l’azienda non ha ancora generato utili e, sebbene abbia un discreto flusso di cassa, le spese di marketing e promozione sono quasi altrettanto alte del fatturato.

Quest’ultimo punto accomuna Angie’s a un altro debuttante dei listini finanziari americani, quel Groupon che da pochi settimane è quotato al Nasdaq e che ha fatto sollevare più di un dubbio sulla sostenibilità del suo piano industriale e soprattutto sulla redditività a lungo termine. Per di più su Groupon ci sono anche dubbi se possa essere considerato davvero un titolo tecnologico. Non sarà che ci troviamo di fronte a una nuova bolla finanziaria, simile a quella che ubriacò i mercati alla fine degli anni Novanta del Novecento per poi esplodere e travolgere - soprattutto - moltissimi piccoli investitori poco avvertiti?

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Altri dubbi su Groupon che debutta al Nasdaq

pubblicato da alessandro condina


Erano anni che non si vedevano polemiche così feroci su una società al suo debutto in Borsa, specie se si tratta di una compagnia fino a pochi mesi prima coccolata e sostenuta da ottima stampa. Eppure in poco tempo Groupon - la matricola tecnologica del momento - è riuscita a dissipare, in poche settimane, il capitale di credibilità accumulato negli ultimi anni.

Ma non basta: l’alternarsi di informazioni su profitti, ricavi e misurazione del giro d’affari hanno sollevato tanti e tali dubbi che alcuni osservatori, come Kerry Shannon su Money Morning, vedono riproporsi con Groupon lo stesso scenario da incubo vissuto negli anni Novanta con la bolla della New Economy.

Dopo la richiesta di quotazione Groupon ha dovuto correggere più di una volta i dati che aveva distribuito alle autorità di Borsa e persino pochi giorni fa ha rielaborato i dati sulla clientela e sui rivenditori partner. In questo modo, però, i dati disponibili adesso non sono paragonabili con quelli degli anni passati.

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