
Quis custodiet custodes? O, in italiano, “chi controllerà i controllori”? I custodes del caso sono le agenzie internazionali di rating, da cui a quanto pare dipendono le sorti non solo delle principali società private, ma anche i destini degli Stati, non solo quelli della periferia europea, ma anche grandi paesi come Italia e Spagna e persino gli Stati Uniti.
La settimana scorsa, alla fine della telenovela fra il presidente Obama e la maggioranza repubblicana alla Camera dei rappresentanti sul rialzo del tetto del debito, Standard & Poor’s ha declassato il rating americano, da AAA a una più modesta AA: è la prima volta nella storia che gli Usa subiscono una riduzione del rating, che ha innescato il panico sui mercati. Se non fosse stato per l’intervento della Bce sui bond italiani e spagnoli, probabilmente avremmo assistito a una corsa alla vendita dei titoli.
La mossa di S&P, seppur non seguita dalle altre due agenzie Fitch e Moody’s, ha riaperto le polemiche sulla funzione e l’utilità delle agenzie di rating e sulla possibilità di un controllo esterno che certifichi il loro operato. Le tre sorelle certificano l’affidabilità degli emittenti, ma chi certifica le agenzie?
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Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha il suo bel da fare a mettere insieme le esigenze di rilancio del Paese - magari con un taglio delle tasse - e gli obblighi di equilibrio dei conti pubblici, su cui anche l’Unione Europea insiste continuamente. Se però l’agenzia Moody’s ha messo sotto osservazione il debito pubblico italiano, con la possibilità di un taglio del rating, che adesso è al livello Aa2, ciò non significa che i piccoli risparmiatori debbano preoccuparsi.
I titoli di stato italiani - come si legge anche sul Sole24Ore - non sono a rischio o almeno non lo sono più di quelli tedeschi e francesi, per cui chi ha investito nei Bot del Tesoro italiano può dormire sonni tranquilli. Non così il governo, che rischia di dover pagare rendimenti più alti per finanziare il proprio debito.
Se come cittadini e contribuenti, quindi, possiamo e dobbiamo preoccuparci, al contrario in quanto piccoli risparmiatori potremmo avere anche qualche vantaggio da un declassamento del rating sul debito italiano. La Grecia, l’Irlanda e il Portogallo sono ancora lontani e anche se la I dell’Italia spesso viene inserita nell’acronimo dei paesi Pig, Roma è considerata ancora un debitore affidabile.
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