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Con i tassi attuali meglio la Borsa dei bond Usa

pubblicato da alessandro condina


Se guardiamo ai Buoni del tesoro sembra quasi che la Germania sia dalla parte sbagliata dell’Atlantico. Le emissioni di quasi tutti i paesi europei continuano a offrire rendimenti interessanti, a partire proprio dai cosiddetti Piigs (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna), ma senza dimenticare stati come la Francia e il Belgio.

I Bund tedeschi, invece, come ci ripetono in continuazione i rendiconti sullo spread, danno una remunerazione molto vicina alla zero, che si annulla se consideriamo l’effetto dell’inflazione. Lo stesso avviene in questo momento negli Stati Uniti, dove il Tesoro ottiene in prestito il denaro di cui ha bisogno a un tasso ridicolmente basso, tanto che mettere i propri soldi in Borsa è diventato molto più economico che investirli in buoni del tesoro.

In base alle rilevazioni di Bloomberg, il rapporto fra l’indice S&P 500 e i Treasury Bond a 10 anni è vicino ai minimi di sempre, dopo le ultime emissioni; non parliamo poi della remunerazione dei conti correnti: la politica dei tassi di interesse bassi, mantenuta dalla Fed con il beneplacito della Casa Bianca, serve a favorire una ripresa dell’economia, ma punisce i risparmiatori.

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Btp e azioni: no al panico, meglio acquistare che vendere

pubblicato da alessandro condina


Ieri la Borsa italiana ha tirato un sospiro di sollievo, subito dopo l’asta dei Bot che hanno visto sì crescere i rendimenti (il 4% a due anni), ma al tempo stesso sono stati collocati senza probemi. Dopo questa prova di fiducia da parte dei mercati nella solidità dell’Italia, anche lo spread fra Bund - i titoli del Tesoro tedesco - e i Btp si è ridotto rispetto ai 347 punti base toccati ieri mattina, anche se rimane molto elevato a 290 punti.

Alcune voci parlano di acquisti concertati della Banca centrale europea e della Bank of China, per sostenere i titoli italiani; si potrebbe anche dire che con rendimenti decennali del 5%, forse un buono del tesoro italiano diventa un’ottima opportunità, finché comunque le prospettive di un default dell’Italia restano comunque remote.

Non significa ovviamente che la tempesta sia passata e che le tensioni sui mercati finanziari siano finite. Quello di ieri è stato più che altro un rimbalzo tecnico, che ha fatto risalire anche i titoli bancari rispetto ai minimi da saldo che avevano toccato lunedì. E anche i dubbi sui conti pubblici italiani e sull’efficacia della manovra correttiva predisposta dal governo non sono stati dissipati.

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