
La Borsa di Milano ha festeggiato col botto l’addio di Cesare Geronzi alle Generali, considerato una vera e propria sconfitta per il banchiere laziale messo nell’angolo e costretto a dimettersi dai consiglieri e dai manager che lo avrebbero sfiduciato in cda: al suo posto potrebbe arrivare Gabriele Galateri di Genola. In una seduta il titolo delle Assicurazioni Generali ha guadagnato il 2,97%, con una chiusura a 15,93 euro, con un picco di 23 milioni e mezzo di azioni passate di mano: volumi quasi quintuplicati rispetto alla seduta precedente.
Secondo fonti di stampa 12 consiglieri su 17 erano pronti a sfiduciare Geronzi, che ha preferito un’uscita di scena più soft - concordando anche la buonuscita ed evitando l’ennesimo trauma pubblico alla compagnia - dopo 347 giorni al vertice della più grande istituzione finanziaria italiana, dove era arrivato il 24 aprile 2010 direttamente da Mediobanca, che - è bene ricordarlo - è pur sempre la prima azionista del Leone di Trieste, con il 13,46% del capitale. Ma non è bastato a Geronzi essere stato tre anni al vertice di Mediobanca per risparmiargli questa fine.
Questa di Trieste è la più grande sconfitta “politica” di Cesare Geronzi, che grazie alle sue doti innegabili di grande tessitore è riuscito nell’arco di una lunga carriera a scalare le vette del potere bancario, nonostante le critiche, gli scandali, i crack finanziari in cui sono state coinvolte le banche da lui guidate (su tutte Banca di Roma con Cirio e Parmalat), le polemiche, le cause in tribunale e soprattutto i risultati tutt’altro che esaltanti degli istituti da lui guidati.
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C’è ancora spazio per Cesare Geronzi al vertice delle Assicurazioni Generali? Il “grande vecchio” della finanza italiana, che è approdato a Trieste dopo aver lasciato la plancia di comando di Capitalia (già Banca di Roma) ed essere transitato da Mediobanca, sembra sempre più sgradito ai soci industriali del Leone di Trieste, quelli che investono soldi propri e non ne possono più di vedere al vertice delle società quotate uomini che non sono manager puri, ma neppure investono in proprio.
L’ultimo schiaffo di Della Valle è un comunicato con cui l’imprenditore marchigiano, che siede nel cda delle Generali, ha preso le distanze dalle ultime dichiarazioni di Geronzi, che tendeva a minimizzare le divergenze di opinione in seno al consiglio e le critiche degli analisti, liquidandole con un paio di battute.
Il patron delle Tod’s sembra deciso ad arrivare alla resa dei conti con i vecchi “poteri forti” che ancora pretendono di “pesare” le azioni, invece di contarle. Se però questa espressione era stata coniata da Enrico Cuccia, che attraverso Mediobanca aveva creato dal nulla e sostenuto il capitalismo italiano, di certo è molto più dura da accettare ora che il vecchio banchiere non c’è più e al suo posto prova a muoversi, con ben altra eleganza, un uomo come Geronzi.
«Leggo sulla stampa - esordisce Della Valle - dichiarazioni rilasciate da Cesare Geronzi fatte in modo inopportuno e senza nessun senso logico che rimettono sotto i riflettori mediatici ancora una volta le Generali e tirano in ballo anche me. Pertanto sono costretto a rispondere. È molto preoccupante sentire parlare del serio e professionale mondo degli analisti con sarcasmo, definendoli “giovani che hanno il diritto di pensare ciò che pensano”. Ricordo a Geronzi, e come me sono sicuro vorrebbero farlo anche altri consiglieri, che le Generali hanno oltre 300.000 azionisti che sono invece sensibili e rispettosi dell’opinione degli analisti quando devono decidere cosa fare dei propri investimenti, compreso quello in Generali».
Messaggio forte e chiaro, verrebbe da dire a Della Valle, che ormai - a quanto pare - ha deciso di mollare gli ormeggi e attaccare il sistema di potere che ruota attorno ai vecchi “salotti” della finanza italiana, in primis Generali, la stessa Mediobanca ed Rcs; come ha fatto nell’intervista all’Espresso in cui, di fatto, invita Geronzi ad andare in pensione. È difficile dar torto a mr Tod’s quando segnala che alcune di queste società potrebbero essere gestite molto meglio e con maggior profitto per gli azionisti se i manager, che sono tutti di qualità, fossero lasciati tranquilli ad operare secondo le regole del mercato senza interferenze esterne.
Si dà il caso, infatti, che l’intervista di Cesare Geronzi al Financial Times, in cui il presidente del Leone è andato ben al di là del suo ruolo di “chairman” senza deleghe, per delineare strategie future in alcuni casi in conflitto con le linee guida illustrate di recente dal top management. Proprio questo aveva infastidito alcuni analisti che non si erano trattenuti dal segnalare l’incongruità e l’assolutà anomalia di un comportamento del genere.
Cesare Geronzi si farà dunque da parte o sarà ridimensionato dal cda? Intanto pare che anche le partecipazioni azionarie siano state sottratte alla sua iniziativa per passare sotto il controllo dell’amministratore delegato Perissinotto. Poi bisognerà vedere quanto a lungo Geronzi resterà al vertice del Leone. Senza il carisma e la credibilità di Cuccia è difficile che le azioni si possano pesare e non contare. E al momento della conta è probabile che Geronzi rimanga in minoranza.