
Dopo il nuovo piano per l’incremento del tetto massimo del debito pubblico USA Fitch ha deciso di mantenere un giudizio AAA sul debito americano, ma ha comunicato che concluderà l’analisi della situazione dei Treasury USA entro la fine di agosto.
L’agenzia ha affermato che a suo parere gli stati patrimoniali e le redditività delle aziende statunitensi rimangono solidi e la produttività sottostante sembra abbastanza forte mentre la valuta USA mantiene il proprio ruolo di valuta primaria nelle riserve mondiali. Interventi sono tuttora in corso nel settore finanziario e delle costruzioni, anche se questo processo sarà prolungato e costoso in termini di debolezza della ripresa delle sottostanti attività economiche e dell’occupazione. I fondamentali economici USA rimangono quindi forti a dispetto del dibattito politico sul ruolo del governo e sul sistema migliore di ridurre il deficit federale sul quale, comunque, sono stati fissati dei paletti.
La revisione delle stime sul Pil rivela che la recessione associata alla crisi finanziaria 2008-2009 è stata anche più profonda di quanto avvertito in un primo momento e che la ripresa, per certi versi, è stata più debole del previsto, confermando l’opinione di Fitch che gran parte del deficit del budget federale sia di natura strutturale. La ripresa dovrebbe comunque guadagnare impulso nella seconda parte di quest’anno e consentire nel medio termine un tasso annualizzato di crescita intorno al 2,5 per cento, saranno comunque richieste significativi interventi nella politica fiscale e di spesa pubblica al fine di ridurre il deficit.
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Niente di fatto: il Congresso americano non riesce a trovare un accordo per evitare l’insolvenza del debito pubblico che incombe dal 2 agosto, in assenza di un rialzo del tetto deciso dal mondo politico. La Camera a maggioranza repubblicana e il Senato guidato dai democratici viaggiano su binari divergenti e non sembrano in grado di raggiungere un’intesa da presentare al Presidente Barack Obama.
Le Borse asiatiche hanno aperto la settimana con cali diffusi, legati proprio all’incertezza americana e al rischio, nemmeno più solo teorico, di un default tecnico degli Stati Uniti. L’indice MSCI Asia Pacific ha perso lo 0,9%, il Nikkei 225 ha lasciato sul terreno lo 0,8%, l’indice sudcoreano Kospi l’1 per cento. In Australia lo S&P/ASX 200 ha ceduto l’1,6% e in Cina lo Shanghai Composite è calato del 3 per cento, anche a causa del disastro ferroviario che ha colpito il treno superveloce cinese.
Ma torniamo a vedere che succede negli Usa. I Repubblicani - stretti dagli esponenti del Tea Party che si oppongono a qualunque forma di rialzo delle tasse - sono disposti solo a un intervento limitato al 2011, con un taglio di spese da mille miliardi per poi lasciare il problema aperto nel 2012, che è un anno elettorale.
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