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Il New York Times dà a Mario (Draghi) quel che è di Mario

pubblicato da alessandro condina


Chi può salvare le banche europee e di conseguenza rilanciare l’economia e sanare gli equilibri monetari dell’intera Unione Europea? C’è un uomo che, forse, può farlo e che ha già mosso le sue pedine per ottenere un risultato concreto restando all’interno del mandato assegnatogli, senza bisogno di un intervento politico, che si è dimostrato una chimera.

Quest’uomo è il presidente della Bce, Mario Draghi, di cui il New York Times celebra la concretezza (una banca centrale “che fa ciò che serve”, titola il quotidiano americano) e soprattutto la capacità di visione lungimirante, al punto da non essere capito subito.

Quando l’8 dicembre, infatti, Draghi ha annunciato il piano di prestiti alle banche a lungo termine e a bassissimo tasso (l’1%), in pochi avevano colto la portata di questa iniziativa, che come abbiamo appena visto è stata accolta con entusiasmo dalle banche europee, che per tre anni avranno a disposizione liquidità a bassissimo costo: già chiesti a Francoforte ben 500 miliardi.

Con questa mossa Draghi mette una pezza alla crisi dei debiti sovrani in Europa, pone le basi per rilanciare la crescita economica e può vantarsi - in praticolare con la Germania - di non aver violato le regole europee e di essersi attenuto con rigore al mandato della Bce.

Un capolavoro di strategia, che sulle prime era stato tralasciato da molti cronisti, impegnati più a raccogliere le dichiarazioni estemporanee del presidente della Bce che a capire ciò che Draghi stava annunciando; solo Scalfari su Repubblica aveva dato molto peso a quell’annuncio e aveva spiegato gli effetti positivi che ne sarebbero nati.

Le banche infatti avranno a disposizione un fiume di liquidità, portando a garanzia anche i bond statali purché il loro rating non sia “spazzatura”: se ne gioveranno sia i bilanci statali, poiché le banche saranno invogliate ad acquistare o mantenere titoli di stato dell’area Euro, e se ne gioveranno le stesse banche, su cui pesavano e pesano i capitali investiti in bond in euro.

Per di più, tutta questa liquidità può - e deve - servire a rilanciare l’economia, a ridare fiato alle imprese e risorse alle famiglie. Chi ha avuto molto (le banche) deve impegnarsi a fornire benzina alle realtà produttive dell’Europa. Per di più guadagnandoci! perché le banche prenderanno denaro al’1% e lo cederanno con tassi dal 3,5 al 5 per cento, lucrando la differenza.

Ma perché quindi nonostante l’intervento della Bce i mercati non hanno brindato ai prestiti concessi dalla Bce? Innanzitutto bisogna verificare che gli istituti di credito usino i soldi extra per iniziative efficaci e utili all’economia europea. E poi Draghi non è un guru con la bacchetta magica. Con la sua mossa ha offerto gli strumenti per affrontare la crisi: usarli, e farlo bene, è una faccenda delle banche e dei governi nazionali.

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