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Tutti gli articoli con tag eurozona

Downgrade di S&P + nuova crisi greca= lunedì nero in vista

pubblicato da alessandro condina


Come andrà questa settimana che sta appena cominciando in Borsa? Non è difficile immaginare che almeno i primi giorni - a cominciare da oggi - potranno registrare perdite anche molto importanti, non tanto legate all’andamento delle singole aziende, quanto al deterioramento, reale o percepito, della situazione globale sotto il profilo della sostenibilità dei conti pubblici.

La crisi del debito - in particolare la tempesta che sta ancora attraversando l’Eurozona - non ha finito di svolgere il ruolo di questione numero uno per i mercati e lo è ancor di più dopo l’ultimo taglio dei rating da parte di Standard and Poor’s, che ha declassato la valutazione sul debito per quasi tutti i paesi europei, a partire dall’Italia - pecipitata a BBB+ - e dalla Francia, che ha perso la tripla A.

La mossa di venerdì molto probabilmente sarà scontata dai mercati proprio oggi o almeno così si aspettano gli analisti, che ricordano l’effetto del taglio di rating sul debito americano: lunedì 8 agosto le Borse di tutto il mondo reagirono al declassamento degli Stati Uniti e i listini calarono notevolmente, perdendo oltre 3 punti percentuali su molte piazze europee e fino a 7 a New York.

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Le banche pronte al peggio: qualcuno sogna l'addio all'euro

pubblicato da alessandro condina


La crisi del debito che attanaglia i paesi europei non sembra attenuarsi, anzi il focolaio si allarga dall’Italia, alla Spagna fino a lambire la Francia, che potrebbe rischiare persino la tripla A sul suo debito sovrano. Nel frattempo la politica americana è in pieno stallo, visto che i repubblicani hanno rifiutato qualsiasi ipotesi di aumento delle tasse per i super-ricchi, mentre i democratici non sono disponibili a tagliare i servizi sociali.

In questo quadro, una crisi irreversibile dell’euro non è impossibile, anzi sembra che alcune istituzioni si stiano preparando allo scenario peggiore, quello di un paese costretto a dare l’addio all’euro a causa di un default, con la possibile conseguenza del fallimento completo dell’euro con il conseguente ritorno alle vecchie valute.

Una previsione di questa entità dodici mesi fa sarebbe valsa un ricovero alla neuro e ancora sei mesi fa poteva sembrare un delirio; adesso, invece, in un quadro così deteriorato può diventare addirittura una profezia che si autoavvera e che diventa realtà proprio perché viene considerata plausibile. Non si dice sempre che alla base dei mercati c’è la fiducia?

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Debtocracy di Katerina Kitidi e Aris Hatzistefanou

pubblicato da Administrator

Ecco la storia di un video autoprodotto con ottomila Euro di crowdfunding, e poi divenuto un vero e proprio documentario tradotto in più lingue dopo mezzo milione di views nella sola prima settimana in Grecia. Un documentario che i media nazionali si son guardati bene dal presentare all’opinione pubblica, nemmeno per una stroncatura. Come al solito, tutti ne hanno parlato tranne noi italiani, e ciò nonostante siamo anche noi uno dei paesi originari del PIGS (o PIIGS). La posizione non è in opposizione a quanto detto nei giorni scorsi per bocca di Spiegel: Debtocracy sostiene che il modello Eurozona è bacato alla radice, e che alcuni paesi rappresentano lo scendiletto di altri (leggi Grecia per la Germania). Leggete qui qualcosina sul Guardian e qui su Owni in inglese l’intervista esclusiva da cui abbiamo preso il quote che segue. Un approfondimento lo trovate in italiano qui su Liquida.

C’è chi dice che non siete equilibrati.

Non abbiamo mai voluto esserlo, dato che l’opposta visione delle cose ha già goduto di tutta l’attenzione dei media. Dicono che l’Ecuador e l’Argentina non sono un buon modello di paragone per quanto sta succedendo in Grecia, che non è veramente necessaria una Commissione indipendente che valuti se il paese è in posizione di schiavitù finanziaria, se un debito pubblico così grosso rappresenta un pericolo generalizzato o addirittura qualcosa di illegale.

Presseurop traduceva a questo proposito così:

Il direttore generale dell’Fmi, Dominique Strauss-Kahn, che si è presentato ai greci come il medico del paese, è paragonato al dittatore Georges Papadopoulos [primo ministro sotto il regime dei colonnelli dal 1967 al 1974]. Il parallelo è proposto fin dall’inizio del documentario, ma Strauss-Kahn non ha diritto ad alcuna replica. Alla domanda “Perché non far intervenire le persone prese di mira?” Katerina Kitidi risponde che è “una domanda che bisogna porre a molti media, che in questi ultimi tempi trasmettono un solo punto di vista sulla situazione. Noi volevamo offrire un altro approccio, che mancava da tempo”.

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