
Che sta succedendo a Ford? Il titolo del produttore di auto è sotto pressione nelle ultime settimane sui mercati americani e alcuni osservatori sono arrivati al punto da consigliare di vendere, anche in una prospettiva di lungo termine. È questa per esempio la posizione di Rocco Pendola su SeekingAlpha: vendere perché attorno a 10 dollari non ci sono comunque grandi margini di apprezzamento.
In effetti dalla metà di aprile il titolo della casa automobilistica è finito in un’altalena che pende di più verso il basso ed è sceso sotto i 12 dollari, fino a toccare il minimo dell’anno poco sopra quota 10 dollari e mezzo. Eppure, per i pessimisti, c’è eventualmente ancora spazio per scendere e l’azione era un affare quando viaggiava a un dollaro; adesso invece meglio stare alla larga.
Motivo n° 3: piano di prodotto Ford appena partito
Con il piano di Mulally “One Ford”, l’azienda sta lavorando per offrire una singola linea di prodotti di alto livello nei mercati di tutto il mondo. In questo modo i modelli potranno essere venduti con un minor numero di “incentivi” o sconti e quindi migliorare i margini di Ford. Questo in teoria, ma in effetti è quello che è successo dove Ford ha attuato il piano “One Ford” per esempio con la Mondeoe il Kuga.
Nonostante le preoccupazioni per le attività in Europa e per il debito, Ford sembra quindi in grado di affrontare le sfide e perciò rimane un titolo su cui puntare.

C’eravamo tanto amati? Questo, secondo un articolo di Forbes è il destino più auspicabile per il matrimonio, onestamente sempre problematico, fra General Motors e Opel. La tesi di fondo è che la società americana, che è appena uscita fuori dall’amministrazione fallimentare, dovrebbe concentrarsi sulle attività nella madrepatria, molto più redditizie rispetto a quelle del Vecchio Continente.
Gm conquistò Opel all’inizio degli anni Novanta, quando l’ambizioso piano dell’azienda di Detroit era diventare un vero e proprio colosso con due piedi, uno negli Stati Uniti e l’altro in Europa: quest’ultimo, oltre a Opel, avrebbe dovuto comprendere anche la Fiat dei tempi dell’Avvocato Agnelli; ma poi sappiamo che le cose non andarono esattamente così.
Dopo il fallimento del matrimonio con Torino - che tra l’altro costò piuttosto caro agli americani - Gm dovrà fare marcia indietro anche su Opel. Secondo Micheline Maynard sì, e per almeno tre buoni motivi, tanto più che General Motors si prepara ad incassare il secondo anno consecutivo di perdite in Europa e che la politica della moltiplicazione dei marchi sotto lo stesso cappello sembra spesso poco efficace.
Continua a leggere: Per Gm forse è l'ora di liberarsi di Opel (o no?)