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Facebook distorcerà il Nasdaq come ha fatto Apple?

pubblicato da alessandro condina


Si avvicina a grandi passi la quotazione in Borsa di Facebook, che secondo il New York Times avrà il ticker Fb e potrebbe essere sul Nasdaq già dal prossimo mese, ma con un punto interrogativo. La Ipo può valutare la società numero uno del social networking fino a 100 miliardi, a quel punto quindi Facebook distorcerà l’indice Nasdaq 100 in modo che diventi ancora più volatile di quanto non sia già?

In questo momento poche grande aziende “fanno” l’indice e ogni loro variazione si ripercuote in modo spropositato sul Nasdaq: sono Apple, Google, Microsoft, Intel e Oracle, che insieme rappresentano quasi la metà del valore di tutto il Nasdaq 100. Grazie alla sua incredibile corsa, Apple da sola è arrivata a rappresentare il 20% dell’indice.

Non è ancora chiaro, ovviamente, che tipo di peso avrà Facebook e non si potrà valutare fino al momento del debutto, ma non è difficile immaginare che avrà un andamento tutt’altro che tranquillo, Dato l’enorme interesse nella società da parte degli investitori e la stampa e il flottante relativamente piccolo, almeno in un primo tempo, è facile che ogni annuncio o indiscrezione possa provocare un’impennata o un crollo.

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Con Instagram, Facebook apre la guerra delle acquisizioni

pubblicato da alessandro condina


Tutti ormai abbiamo letto della mirabolante acquisizione che ha portato Instagram nelle grinfie di Facebook al prezzo da capogiro di un miliardo di dollari. Che cosa succederà adesso, però, nel campo dei social network, soprattutto nell’ottica di ulteriori acquisizioni e di consolidamento di posizioni dominanti?

Il fenomeno in sé non è una novità, visto che già Twitter aveva acquisito la piattaforma di blogging Posterous, Google ha raccattato qua e là altre piccole società come Slide e, nella preistoria dei social, MySpace era stata conquistata, a un prezzo salatissimo, da News Corp di Murdoch.

Il punto è che con l’acquisizione di Instagram Facebook, come si suol dire, ha “innalzato il livello dello scontro”, mettendo in chiaro che è pronto a mettere sul piatto “una paccata di miliardi”, come dicono oggi i professori alla moda, per far fuori la concorrenza e recuperare il terreno perduto nei settori in cui è più debole, come appunto la condivisione di foto. Da ora in poi il campo dei social sarà un affare privato tra i grandi player in grado di movimentare somme colossali per aggiudicarsi le iniziative più promettenti? Ovviamente i nomi sono i soliti: oltre a Fb ci sono Google+ e Twitter.

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Il destino del BlackBerry colpirà iPhone e Android?

pubblicato da alessandro condina


Guai sempre più grossi per Rim (Research in Motion): la società che ha inventato e produce il BlackBerry archivia un altro trimestre in perdita e vede le sue azioni crollare dai 140 dollari del 2008 ai 14 dollari di venerdì scorso. Com’è possibile un simile tracollo in così poco tempo? E soprattutto, quello che è capitato a Rim rischia di riprodursi nel giro di qualche anno con gli attuali padroni del mercato Smartphone, cioè Apple e Google?

Un risultato negativo da imputare alla funzione imprenditoriale dell’impresa, quella che doveva occuparsi di scoprire e sfruttare nuove opportunità di business e garantire l’esistenza della società nel tempo, attraverso i decenni e magari da un secolo all’altro. In questo caso, però, qualcosa non ha funzionato.

Nel primi anni del 2000, l’azienda eccelleva in tutte e tre le funzioni. In ambito sociale, ha generato migliaia di posti di lavoro e ha fornito risorse per l’economia canadese, e la comunità locale. Nell’area gestionale, eseguiva una strategia di marketing accorto, sviluppando una serie di prodotti BlackBerry rivolti in primis agli utenti aziendali e, infine, a tutti. Nel settore imprenditoriale, ha offerto ai consumatori prodotti innovativi che battono i prodotti tradizionali cellulari. Ma bastano poche scelte sbagliate, nel momento più delicato, per ribaltare i destini di una società, nel bene (come per Apple e Google) e nel male.

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Google: in arrivo problemi europei per la privacy

pubblicato da alessandro condina


Ce la farà Google a superare le forche caudine della privacy europea o rischia di fare la fine di Microsoft che dopo un braccio di ferro lungo anni alla fine ha dovuto cedere all’Antitrust guidata da Mario Monti? Il colosso americano sta realizzando quel progetto di integrazione profonda dei vari servizi offerti in Rete: dalla posta elettronica di Gmail i video di YouTube, dai blog di Blogger alla rete social di Google+.

Al centro di questo universo non può che esserci il cliente-utente, che usufruisce delle varie funzioni e diffonde informazioni, idee, immagini e soprattutto che mette in circolazione un bene inestimabile nel mondo dell Rete: i suoi dati personali. Quei dati che Google promette di gestire secondo le regole, ma per cui la società è arrivata a coniare nuove regole e a preoccuparsi di farle conoscere per tempo, prima che entrino in vigore giovedì 1° marzo 2012.

Attorno a queste regole - che non sembrano così chiare e che soprattutto in base alla normativa europea potrebbero essere poco rispettose dei diritti degli utenti - sembra pronta a scoppiare una nuova contesa, che potrebbe danneggiare Google e coinvolgerla in una lunga battaglia legale con l’Unione Europea.

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Microsoft dovrebbe comprare Nokia?

pubblicato da Carlo Tissi


Google ha comprato Motorola, Microsoft dovrebbe comprare Nokia? Gli analisti sono divisi. L’opportunità di un’operazione, per il momento soltanto ipotetica, che sarebbe “all’inseguimento” del rivale ancora una volta è da valutare, ma l’ipotesi c’è. Basta guardare al comportamento del titolo Nokia (+10%) all’annuncio dell’accordo Google-Motorola, ma Redmond ci guadagnerebbe? Secondo Benedict Evans di Enders Analysis si tratterebbe di una mossa difensiva, ma necessaria.

It would be a defensive play. The only reason Microsoft would buy Nokia would be to stop anyone else from buying it. The only way that Microsoft could guarantee Nokia stays loyal to Windows Phone is to own it.

Catastrofico: l’unico modo per evitare che Nokia abbandoni in un futuro Windows Mobile è comprare l’intera baracca. In realtà Microsoft sta godendo i frutti di un proficuo accordo con il produttore di cellulari finlandese, ma soprattutto non ha alcun bisogno della library di brevetti che Google si è assicurata comprando Motorola. I cellulari Nokia con Windows Mobile garantiscono già oggi un profitto per Microsoft superiore a quello dei tre produttori di PC che acquistano le licenze OEM per Windows come spiegava Matt Bencke, generale manager della divisione Windows Phone, nello scorso aprile:

Nokia ships more phones than the top three PC OEMs all put together. They have supply chain and manufacturing in place in all major geographic regions and they have operator billing worldwide.

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Cosa vuole fare Google con Motorola?

pubblicato da Carlo Tissi


Ormai lo saprete tutti, Google ha comprato la divisione mobile di Motorola. Un investimento da 12,5 miliardi di dollari, una mossa inattesa ed imprevista dalla gran parte degli analisti che può avere diverse conseguenze per Google, per Motorola e per Android. Nella torrida giornata di ferragosto i colleghi di MobileBlog annunciavano:

L’accordo nasce “spontaneamente”, a detta dell’amministratore delegato e fondatore di Google che si é complimentato per l’impegno dimostrato dalla Motorola nei confronti della piattaforma Android. La mossa di Google viene dopo la tentata ma non riuscita di acquisizione dei brevetti Nortel, e segna di fatto una svolta storica nella telefonia mobile, permettendogli per la prima volta di poter produrre, oltre al software, anche il proprio hardware.

Tutto vero, ma non basta. In realtà un collegamento fra Google e Motorola c’era già attraverso due membri del consiglio d’amministrazione. William Hambrecht e Jeff Levick, entrambi presenti anche nel board di AOL. Non solo, l’interesse di Big G per Motorola Mobile deriva anche dai circa 17 mila brevetti che la multinazionale che produce smartphone possiede, lo spiega Gianluca Pezzi sul nostro DownloadBlog:

Ebbene, si può spiegare con i 17.000 brevetti di Motorola, la cifra di 12,5 miliardi di dollari spesi da Google per un’azienda che ha avuto perdite secche negli ultimi quadrimestri. Nessuna azienda, neanche Google, può spendere così tanto senza pensare di rientrare dell’investimento fatto.

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