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Il 2011 della finanza: come sono andate le Ipo dei tecnologici

pubblicato da alessandro condina


Il 2011 è stato senza dubbio l’anno dei titoli tecnologici o meglio l’anno del ritorno dei tecnologici al centro dell’attenzione, specialmente per quanto riguarda il debutto sul listino. Solo per restare ai più noti, il Nasdaq ha visto arrivare titoli attesi da molto tempo, mesi e forse anni, come LinkedIn, Groupon e Zynga e altri che hanno conquistato rapidamente titoli di giornale e attenzione da parte del pubblico, come Pandora e Angie’s list.

I tecnologici, insomma, e in particolare le aziende che operano su Internet hanno riconquistato visibilità e in molti casi sono stati le vere e proprie star degli scambi, in attesa dell’Ipo più annunciata e chiacchierata degli ultimi (dieci?) anni, quella di Facebook. Ma com’è andato quest’anno di contrattazioni e che risultati hanno raggiunto le aziende che hanno debuttato nel 2011?

Le quotazioni vanno bene per LinkedIn, sbarcata sul listino il 19 maggio a un prezzo di 45 dollari per azione, che valutava l’azienda 4,25 miliardi di dollari. Il primo giorno di contrattazioni l’apertura è stata a 83 dollari, per poi raggiungere un picco a 122 dollari e chiudere a 94,25. Adesso le azioni LinkedIn valgono 62,87 dollari, circa il 40% in più rispetto al prezzo del collocamente; ma certo, chi ha acquistato sui massimi non può gioire, visto che rispetto ai 122 dollari, il titolo ha perso quasi metà del suo valore. Per adesso però si mantiene fra le migliori matricole del Nasdaq.

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L'informazione finanziaria sulle Ipo: non si parla di profitti?

pubblicato da alessandro condina


Circa dieci anni fa avvenne con le prime società attive su Internet: portali, produttori di software, siti di informazione. Bastava avere a che fare con la Rete per finire sotto i riflettori e ricevere un trattamento da cinque stelle sui mezzi di informazione, compresi quelli finanziari. Le aziende che decidevano di sbarcare in Borsa e avevano nel nome un www o una “e” minuscola (abbreaviazione di electronic) si trovavano una strada spianata.

Come tutte le mode peggiori, ovviamente anche questa attecchi rapidamente anche da noi: e così Seat Pagine Gialle, all’epoca, acquisto Buffetti solo perché aveva un bellissimo sito internet (così racconta la pubblicistica) e fra i tecnologici - sul poco fortunato listino Numtel - fu un fiorire di ePlanet, eBiscom, e altri cloni di eBay.

Adesso sembra di essere tornati a quell’epoca, con la differenza che non si parla più di connessioni o portali o motori di ricerca, ma di social network: basta operare su Internet e attivare qualcosa di vagamente social (anche molto vagamente, come nel caso di Gorupon) per guadagnarsi titoli sui giornali, copertine di riviste e in genere buona stampa.

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Se l'Ipo di Facebook vendesse troppi sogni agli investitori?

pubblicato da alessandro condina


La madre di tutte le Ipo, una quotazione che valuti la società 100 miliardi di dollari e metta subito sul mercato una quota da 10 miliardi. Ieri i siti Internet, giornali e blog, si sono lanciati sulle prospettive di sbarco in Borsa per Facebook, sull’onda di un articolo di indiscrezioni pubblicato dal Wall Stree Journal, che sciorina numeri e lancia un succoso amo a tutti quelli che sono a caccia dell’affare del decennio.

Ma non sarà che la notizia, come un sufflé esagerato, si sta gonfiando troppo e che la bolla sia davvero pronta per scoppiare in mano a chi si lancerà sull’Ipo e, soprattutto, sul titolo nei primi giorni di quotazione? Se lo è chiesto anche Forbes, che nei giorni scorsi aveva sollevato alcuni interrogativi sulla società fondata da Mrk Zuckerberg e assurta ormai a simbolo di Internet 2.0 e futura gallina dalle uova d’oro del Nasdaq.

Fondata nel 2004, Facebook ha raggiunto 800 milioni di utenti in tutto il mondo, con 500 milioni che ogni giorno si collegano al sito e ormai, entro aprile 2012, dovrà rendere pubblici i propri bilanci secondo le regole della Sec, dal momento che ha superato i 500 azionisti, pur non essendo ancora sbarcata in Borsa.

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Groupon peggio del Nasdaq: a due settimane dalla quotazione non vola

pubblicato da alessandro condina


Venerdì al Nasdaq le azioni Groupon hanno chiuso le contrattazioni a 24 dollari e 25 nell’after houre, dopo che nel corso della seduta erano scese fino a 23,60. A 15 giorni dalla quotazione sul listino dei titoli tecnologici, l’azienda guidata da Andrew Mason ha perso poco meno del 10% rispetto alla chiusura del primo giorno di contrattazioni, venerdì 4 novembre, mentre nello stesso intervallo di tempo il Nasdaq ha mantenuto le posizioni, rimanendo praticamente invariato.

Alla fine di un percorso piuttosto tortuoso, Groupon alla fine aveva piazzato le proprie azioni in sede di Ipo a 20 dollari l’una, contro una forchetta presunta compresa fra i 16 e i 18 dollari: l’interesse cresciuto nelle ultime ore ha fatto salire il prezzo di quotazione e ha portato di nuovo in alto la società, che negli ultimi mesi è stata un po’ messa in croce per una serie di comunicazioni imprecise e successivamente corrette.

Nel primo giorno di contrattazioni il titolo è stato preso d’assalto e in breve il titolo ha superato i 30 dollari; poi è cominciato il declino, legato al fatto che parte degli azionisti hanno preferito prendere subito profitto dal titolo. Rispetto al valore dell’Ipo Groupon è ancora in buona posizione, ma bisogna vedere che succederà nel medio periodo.

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Altri dubbi su Groupon che debutta al Nasdaq

pubblicato da alessandro condina


Erano anni che non si vedevano polemiche così feroci su una società al suo debutto in Borsa, specie se si tratta di una compagnia fino a pochi mesi prima coccolata e sostenuta da ottima stampa. Eppure in poco tempo Groupon - la matricola tecnologica del momento - è riuscita a dissipare, in poche settimane, il capitale di credibilità accumulato negli ultimi anni.

Ma non basta: l’alternarsi di informazioni su profitti, ricavi e misurazione del giro d’affari hanno sollevato tanti e tali dubbi che alcuni osservatori, come Kerry Shannon su Money Morning, vedono riproporsi con Groupon lo stesso scenario da incubo vissuto negli anni Novanta con la bolla della New Economy.

Dopo la richiesta di quotazione Groupon ha dovuto correggere più di una volta i dati che aveva distribuito alle autorità di Borsa e persino pochi giorni fa ha rielaborato i dati sulla clientela e sui rivenditori partner. In questo modo, però, i dati disponibili adesso non sono paragonabili con quelli degli anni passati.

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Groupon si accontenta di un'Ipo che la valuti 12 miliardi

pubblicato da alessandro condina


I tempi non sono certo brillanti in Borsa, i titoli tradizionali e quelli tecnologici sono in sofferenza, la crisi economica morde e rallenta anche gli acquisti e persino gli “affari” online risentono delle difficoltà generali. Nessuna sorpresa se le aspettative su quotazioni in arrivo, come quella di Groupon si stiano sgonfiando.

Una bolla precedente alla stessa quotazione potrebbe esplodere o comunque rimpicciolirsi anzitempo. Così sarebbe se in effetti, come predicono alcune fonti, Groupon - la società fondata da Andrew Mason, si preaparasse a raccogliere circa 500 milioni di dollari dalla quotazione, con una valutazione implicita di circa 12 miliardi di dollari per l’intera compagnia.

Chi ha buon memoria ricorderà che ai tempi dell’entusiasmo per le future Ipo - e parliamo di giugno 2011 non del 2006! - si favoleggiava di valutazione a 20 miliardi, 25 o addirittura 30 per la società che ogni mattina recapita nella casella di posta elettronica dei clienti un promemoria con i migliori affari del giorno.

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