
L’altro giorno Larry Ellison, il numero uno di Oracle, ha potuto festeggiare la vittoria del suo beniamino Roger Federer al torneo di Indian Wells, che il miliardario ha acquistato pochi anni fa. Che può chiedere di meglio che un americano in finale e il tennista più talentuoso del mondo sul gradino più alto del podio? Eppure Ellison potrebbe avere presto qualche motivo in più per festeggiare.
Pochi mesi fa il New York Post aveva suggerito l’idea che Hp, in preda a una vera e propria crisi di identità e in serie difficoltà nel core business dei computer, potesse diventare l’oggetto dei desideri proprio di Oracle; nel frattempo non è successo niente in concreto, ma le ultime novità potrebbero rendere il boccone più appetitoso.
Al vertice di Hp, infatti, è arrivata Meg Whitman, ex numero uno di eBay e candidata sconfitta alle ultime elezioni a governatore della California per i repubblicani. Sconfitta in campo politico, la tenace Meg è tornata alla carica in ciò che sa fare meglio: licenziare e tagliare, cosa che si prepara a fare una volta di più in casa Hp. E dopo la cura dimagrante Larry Ellison potrebbe anche cambiare idea e lanciarsi in un’operazione certamente ambiziosa.
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Con il suo Kindle Fire, ormai sul punto di debuttare concretamente sul mercato (digitale) dell’elettronica, Amazon potrebbe riuscire dove hanno fallito finora Hp, Research in Motion e Samsung: conquistare una parte di quote di mercato nel settore dei tablet, per adesso dominato in modo quasi monopolistico da Apple e dal suo iPad. Ma il prezzo per la società di Jeff Bezos rischia di essere molto alto: ridurre o persino annullare il margine operativo della società nel breve periodo.
Il Kindle Fire - che ha uno schermo di 7 pollici, confrontati ai 9,7 del concorrente - sarà venduto a 199 dollari contro i 499 della versione più economica dell’iPad. Ma ad Amazon ogni Fire costa 210 dollari, mentre la casa della Mela paga 333 dollari, secondo gli analisti, per produrre un iPad: il che significa che per ogni Kindle Fire venduto Amazon dovrà mettere a bilancio una perdita operativa di circa 10 dollari, almeno secondo IHS Inc.
Contando che gli analisti prevedono che soltanto nell’ultimo trimestre Amazon potrebbe vendere anche più d 4 milioni del nuovo tablet, i conti che ne vengono fuori sono da capogiro e farebbero tremare le vene e i polsi a chiunque altro, al posto di Jeff Bezos. Ma la strategia di Amazon è chiara: che riesca davvero, invece, è tutto da dimostrare.
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La Hewlett-Packard, meglio nota come HP, non produrrà più personal computer. La mossa, annunciata dall’amministratore delegato Leo Apotheker, è la risposta (drastica) alla crisi dell’azienda. Niente più hardware, soltanto software, e la progressiva dismissione della produzione di PC viene anticipata dall’acquisto della società inglese Autonomy, specializzata nella gestione dati delle grandi corporation private, ma anche di committenti pubblici come il Ministero della Difesa americano.
Pur di assicurarsi Autonomy la HP ha pagato l’80% più del valore di borsa corrente dando l’idea ai mercati che quella che potrebbe essere una saggia decisione manageriale sia in realtà un’autentica fuga. Le conseguenze sul titolo della HP sono state semplicemente disastrose: dall’inizio dell’anno aveva perso il 22% del suo valore, in un solo giorno ha pareggiato questa perdita con un secco -20% capace di portare la capitalizzazione ai livelli del 2005.
Una corsa alle vendite con pochi precedenti, aggravata dall’attuale crisi finanziaria che sta comunque colpendo in misura minore le società del comparto hi-tech. Semplice bad timing o una scelta disgraziata? Di certo la delusione degli investitori appare giustificata perché, se è vero che altre grandi aziende (leggi IBM) hanno compiuto la stessa transizione in passato, HP 10 anni fa aveva speso 25 miliardi di dollari per andare nella direzione opposta acquisendo Compaq e l’anno scorso si era assicurata Palm per 1,2 miliardi dando l’impressione di essere pronta a competere con Apple sul terreno divenuto più congeniale all’azienda di Cupertino lanciata proprio dalle vendite di iPad e iPhone.
Nessuno dubita che sia giusto per le aziende puntare a riposizionarsi su business più redditizi (e il software può garantire margini che l’hardware non riesce ad offrire), ma l’isterica confusione che regna nel management HP ha consigliato molti di attendere futuri sviluppi prima di investire nuovamente nella multinazionale statunitense.
[Via | Alphaville]