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Facebook: il debutto in Borsa dovrebbe arrivare il 18 maggio

pubblicato da alessandro condina


C’è una data per l’Ipo di Facebook: secondo il Wall Street Journal si tratta del 18 maggio, quando finalmente tutti gli investitori saranno liberi di butt… pardon, investire i propri soldi nell’azienda di Mark Zuckerberg.

Intanto, però, non spariscono le nuvole attorno alle reali prospettive di crescita della società e soprattutto all’appetibilità dei messaggi pubblicitari pubblicati sulle pagine personali degli utenti di Facebook e degli altri social network. Sempre secondo il Wall Street Journal, mentre da un lato gli inserzionisti sono esortati a utilizzare nuove forme di annunci pubblicitari, d’altra parte la loro libertà di azione è molto ridotta.

Secondo il quotidiano newyorchese, siti come Google e Yahoo offrono più opportunità di profilare gli utenti e permettono ritorni superiori in rapporto agli investimenti pubblicitari. Facebook, che non fa pagare gli utenti per utilizzare i suoi servizi, ha estremo bisogno della pubblicità per sopravvivere e per accrescere il fatturato; ma se questa pubblicità non dà sufficienti ritorni rischia di diminuire.

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Facebook distorcerà il Nasdaq come ha fatto Apple?

pubblicato da alessandro condina


Si avvicina a grandi passi la quotazione in Borsa di Facebook, che secondo il New York Times avrà il ticker Fb e potrebbe essere sul Nasdaq già dal prossimo mese, ma con un punto interrogativo. La Ipo può valutare la società numero uno del social networking fino a 100 miliardi, a quel punto quindi Facebook distorcerà l’indice Nasdaq 100 in modo che diventi ancora più volatile di quanto non sia già?

In questo momento poche grande aziende “fanno” l’indice e ogni loro variazione si ripercuote in modo spropositato sul Nasdaq: sono Apple, Google, Microsoft, Intel e Oracle, che insieme rappresentano quasi la metà del valore di tutto il Nasdaq 100. Grazie alla sua incredibile corsa, Apple da sola è arrivata a rappresentare il 20% dell’indice.

Non è ancora chiaro, ovviamente, che tipo di peso avrà Facebook e non si potrà valutare fino al momento del debutto, ma non è difficile immaginare che avrà un andamento tutt’altro che tranquillo, Dato l’enorme interesse nella società da parte degli investitori e la stampa e il flottante relativamente piccolo, almeno in un primo tempo, è facile che ogni annuncio o indiscrezione possa provocare un’impennata o un crollo.

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L'Ipo di Facebook un'occasione per la California

pubblicato da alessandro condina


L’Ipo di Facebook non sarà un affarone solo per Mark Zuckerberg, per gli azionisti che si sono già accaparrati i titoli della società prima della quotazione, per le banche finanziatrici e per i vari incubatori e angeli che hanno fornito i capitali iniziali. Anche lo stato della California - sede della Silicon Valley - farà il colpaccio: 2,5 miliardi che incasserà dalle tasse nei prossimi anni.

Lo sbarco in Borsa del re dei social network, infatti, genererà una nuova piccola folla di milionari e miliardari, che in parte contribuiranno a riempire le casse della California, che è finita in default anche se in Europa non ce ne siamo accorti, perché gli Stati Uniti - a differenza dell’Ue - hanno un bilancio federale. In ogni caso i 2,5 miliardi dollari di entrate sono stati calcolati da un rapporto dell’ufficio di Analisi legislative dello stato: i dipendenti di Facebook e gli investitori, infatti, dovranno pagare l’imposta sulle plusvalenze sulle stock options che convertiranno.

Le nuove entrate tributarie arriveranno nell’arco di alcuni anni: la California si aspetta circa $ 500 milioni in questo anno fiscale e 1,5 miliardi il prossimo; il resto arriverà nel tempo. L’Ipo di Facebook, del valore di almeno 5 miliardi di dollari, è attesa da parecchi mesi e anche se non arriverà fino a 10 miliardi sarà comunque il debutto più ricco di una società americana di Internet da Google piazzò la sua offerta da 1,7 miliardi dollari nel 2004.

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La carica delle Ipo nel 2012: Facebook e gli altri

pubblicato da alessandro condina


Il 2011 è stato un anno dalla doppia faccia per quanto riguarda i collocamenti in Borsa: i primi sei mesi sono stati all’insegna dell’entusiasmo e della fiducia con un aumento delle Ipo; poi però ci si sono messi il terremoto e lo tsunami in Giappone, la crisi del debito in Europa e l’abbassamento del rating degli Stati Uniti, così la seconda parte dell’anno - contrariamente al solito - è stata povera di nuovi debutti.

D’altro canto le società tecnologiche hanno riscoperto il brivido dell’Ipo e finalmente gli investitori sono tornati a puntare su Internet dopo essersi ripresi dallo scoppio della bolla tecnologica nel 2001. Sul Nasdaq sono arrivati titoli attesi e desiderati come LinkedIn, Groupon e Zynga; quindi i nomi di grande richiamo hanno risentito solo marginalmente del rallentamento.

Per quanto riguarda questo 2012 appena cominciato, quindi, le prospettive sono incerte quasi per tutti, salvo la tanto attesa Ipo di Facebook che dopo annunci, smentite, passi indietro e collocamenti azionari privati sembra pronto a sbarcare in Borsa entro la primavera.

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Il 2011 della finanza: come sono andate le Ipo dei tecnologici

pubblicato da alessandro condina


Il 2011 è stato senza dubbio l’anno dei titoli tecnologici o meglio l’anno del ritorno dei tecnologici al centro dell’attenzione, specialmente per quanto riguarda il debutto sul listino. Solo per restare ai più noti, il Nasdaq ha visto arrivare titoli attesi da molto tempo, mesi e forse anni, come LinkedIn, Groupon e Zynga e altri che hanno conquistato rapidamente titoli di giornale e attenzione da parte del pubblico, come Pandora e Angie’s list.

I tecnologici, insomma, e in particolare le aziende che operano su Internet hanno riconquistato visibilità e in molti casi sono stati le vere e proprie star degli scambi, in attesa dell’Ipo più annunciata e chiacchierata degli ultimi (dieci?) anni, quella di Facebook. Ma com’è andato quest’anno di contrattazioni e che risultati hanno raggiunto le aziende che hanno debuttato nel 2011?

Le quotazioni vanno bene per LinkedIn, sbarcata sul listino il 19 maggio a un prezzo di 45 dollari per azione, che valutava l’azienda 4,25 miliardi di dollari. Il primo giorno di contrattazioni l’apertura è stata a 83 dollari, per poi raggiungere un picco a 122 dollari e chiudere a 94,25. Adesso le azioni LinkedIn valgono 62,87 dollari, circa il 40% in più rispetto al prezzo del collocamente; ma certo, chi ha acquistato sui massimi non può gioire, visto che rispetto ai 122 dollari, il titolo ha perso quasi metà del suo valore. Per adesso però si mantiene fra le migliori matricole del Nasdaq.

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L'informazione finanziaria sulle Ipo: non si parla di profitti?

pubblicato da alessandro condina


Circa dieci anni fa avvenne con le prime società attive su Internet: portali, produttori di software, siti di informazione. Bastava avere a che fare con la Rete per finire sotto i riflettori e ricevere un trattamento da cinque stelle sui mezzi di informazione, compresi quelli finanziari. Le aziende che decidevano di sbarcare in Borsa e avevano nel nome un www o una “e” minuscola (abbreaviazione di electronic) si trovavano una strada spianata.

Come tutte le mode peggiori, ovviamente anche questa attecchi rapidamente anche da noi: e così Seat Pagine Gialle, all’epoca, acquisto Buffetti solo perché aveva un bellissimo sito internet (così racconta la pubblicistica) e fra i tecnologici - sul poco fortunato listino Numtel - fu un fiorire di ePlanet, eBiscom, e altri cloni di eBay.

Adesso sembra di essere tornati a quell’epoca, con la differenza che non si parla più di connessioni o portali o motori di ricerca, ma di social network: basta operare su Internet e attivare qualcosa di vagamente social (anche molto vagamente, come nel caso di Gorupon) per guadagnarsi titoli sui giornali, copertine di riviste e in genere buona stampa.

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Borse in affanno: meno fusioni e acquisizioni e le Ipo deludono

pubblicato da alessandro condina


I mercati internazionali non se la passano bene e anche se dall’inizio dell’anno alcuni segnali positivi non sono mancati - come un buon numero di nuovi collocamenti azionari - i corsi di Borsa stanno soffrendo per una serie di motivi che hanno destabilizzato e spaventato gli investitori.

Come scrive il Financial Times, dal terremoto e maremoto in Giappone - con la crisi nucleare di Fukushima - alle turbolenze e rivoluzioni in Medio Oriente, fino al rischio default della Grecia e la debolezza del debito pubblico nell’Eurozona nel 2011 i mercati, che sembravano poter recuperare buona parte del terreno perduto, hanno subito qualcosa di più di un rallentamento.

Negli ultimi tre mesi, poi, a livello globale le fusioni e acquisizioni sono calate del 17,5% rispetto al primo trimestre dell’anno, secondo le rilevazioni di Mergermarket. L’ultima offerta è quella da 21,2 miliardi di dollari che la Johnson & Johnson’s ha messo sul piatto per acquisire la svizzera Synthes: non a caso l’Europa è un po’ in controtendenza, con un aumento del 19,9%. Il quadro generale, però, non è confortante.

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