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L'informazione finanziaria sulle Ipo: non si parla di profitti?

pubblicato da alessandro condina


Circa dieci anni fa avvenne con le prime società attive su Internet: portali, produttori di software, siti di informazione. Bastava avere a che fare con la Rete per finire sotto i riflettori e ricevere un trattamento da cinque stelle sui mezzi di informazione, compresi quelli finanziari. Le aziende che decidevano di sbarcare in Borsa e avevano nel nome un www o una “e” minuscola (abbreaviazione di electronic) si trovavano una strada spianata.

Come tutte le mode peggiori, ovviamente anche questa attecchi rapidamente anche da noi: e così Seat Pagine Gialle, all’epoca, acquisto Buffetti solo perché aveva un bellissimo sito internet (così racconta la pubblicistica) e fra i tecnologici - sul poco fortunato listino Numtel - fu un fiorire di ePlanet, eBiscom, e altri cloni di eBay.

Adesso sembra di essere tornati a quell’epoca, con la differenza che non si parla più di connessioni o portali o motori di ricerca, ma di social network: basta operare su Internet e attivare qualcosa di vagamente social (anche molto vagamente, come nel caso di Gorupon) per guadagnarsi titoli sui giornali, copertine di riviste e in genere buona stampa.

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Se l'Ipo di Facebook vendesse troppi sogni agli investitori?

pubblicato da alessandro condina


La madre di tutte le Ipo, una quotazione che valuti la società 100 miliardi di dollari e metta subito sul mercato una quota da 10 miliardi. Ieri i siti Internet, giornali e blog, si sono lanciati sulle prospettive di sbarco in Borsa per Facebook, sull’onda di un articolo di indiscrezioni pubblicato dal Wall Stree Journal, che sciorina numeri e lancia un succoso amo a tutti quelli che sono a caccia dell’affare del decennio.

Ma non sarà che la notizia, come un sufflé esagerato, si sta gonfiando troppo e che la bolla sia davvero pronta per scoppiare in mano a chi si lancerà sull’Ipo e, soprattutto, sul titolo nei primi giorni di quotazione? Se lo è chiesto anche Forbes, che nei giorni scorsi aveva sollevato alcuni interrogativi sulla società fondata da Mrk Zuckerberg e assurta ormai a simbolo di Internet 2.0 e futura gallina dalle uova d’oro del Nasdaq.

Fondata nel 2004, Facebook ha raggiunto 800 milioni di utenti in tutto il mondo, con 500 milioni che ogni giorno si collegano al sito e ormai, entro aprile 2012, dovrà rendere pubblici i propri bilanci secondo le regole della Sec, dal momento che ha superato i 500 azionisti, pur non essendo ancora sbarcata in Borsa.

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Lavoro troppo duro: a rischio i talenti di Zynga

pubblicato da alessandro condina


Aria di rivolta in casa Zynga. La società - che vanta uno dei tassi di crescita più elevati per una start-up - non è ancora sbarcata sul listino di Borsa e già deve fronteggiare un sommovimento interno che potrebbe anche minacciare i risultati futuri. A quanto pare numerosi dipendenti hanno scritto al fondatore e massimo dirigente di Zynga, Mark Pincus, per lamentarsi sull’orario di lavoro troppo lungo e lo stress legato alle scadenze.

A quanto pare lo stesso Pincus ha letto alcune delle lamentele più dure in una riunione con il suo staff e ha chiesto ai dirigenti di risolvere i problemi, ma il punto è che, probabilmente, il difetto viene dal vertice e la società, se non cambia almeno in parte la sua politica, potrebbe pagare un prezzo troppo alto: l’addio dei dipendenti migliori che aspettano solo la quotazione e un discreto capital gain per disfarsi delle proprie stock option e dare addio al lavoro.

In questo modo Pincus subirebbe un doppio danno: da un lato rischierebbe un contraccolpo serio sulle future quotazioni, dall’altro perderebbe sviluppatori, tecnici e informatici che hanno contribuito a fare di Zynga un successo grazie ai videogiochi distribuiti online negli ultimi anni.

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Il capo di Zynga rivuole parte delle azioni date ai dipendenti

pubblicato da alessandro condina


Digerito Groupon avanti il prossimo! L’assalto dei titoli tecnologici ai listini americani non è affatto finito e - in attesa della Ipo di Facebook, la madre di tutti i collocamenti - il prossimo grande boccone da offrire in pasto agli investitori, piccoli e grandi, è Zynga, la società che produce videogame online e che ha associato il proprio nome a titoli di successo come FarmVille e Mafia Wars.

Zynga non è ancora stata quotata, ma deve già affrontare la prima grana che riguarda le azioni già in circolazione, secondo quello che riporta il Wall Street Journal. Troppe azioni premio e troppe stock options già distribuite, che rischiano di diluire troppo il controllo della società prima ancora dell’Ipo.

Mark Pincus, Ceo di Zynga, finora ha praticato una politica di distribuzione azionaria molto spregiudicata e aggressiva: una scelta obbligata nella Silicon Valley, dove per accaparrarsi i migliori ingegneri, tecnici e sviluppatori si devono offrire stipendi altissimi o in alternativa ricchi pacchetti di azioni. La concorrenza fra le start-up costringe a muoversi in questo modo, ma se si esagera poi arrivano i problemi.

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