
Cosa ha provocato la crisi finanziaria di queste settimane? La risposta più ovvia e banale è una soltanto: i debiti sovrani. Gli stati sono troppo indebitati, le agenzie di rating declassano persino i titoli americani, le borse crollano bruciando capitalizzazioni già fragili, e parte la corsa folle ai tagli. In Italia siamo arrivati alla soglia dei 50 miliardi di euro recuperati con il decreto anti-crisi, ma qualcosa di simile stanno facendo anche altri paesi europei, Francia in testa.
Il timore è sempre il solito: uno spread in salita e il declassamento di una delle famigerate Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch a provocare il panico degli investitori, mentre gli speculatori possono gioire. I governi fanno a gara ad emanare misure d’urgenza per contenere il debito, ma perdono di vista il problema fondamentale: il debito è insostenibile nel momento in cui le entrate fiscali non riescono a sostenerlo.
Dobbiamo forse ritenere che tutti i politici del mondo, da destra a sinistra, hanno smesso di credere alla possibilità di una crescita economica infinita? Potrebbe essere, ma non è quello che ci stanno raccontando. Nei fatti la crisi finanziaria sta colpendo indistintamente tutti, compreso il Regno Unito guidato da David Cameron. Proprio guardando a questo esempio risulta “profetico” l’intervento di un celebre economista a commento della legge di bilancio approvata dal governo conservatore all’inizio del 2011.
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Cosa deve fare il presidente Obama per ridurre il debito americano? Secondo il premio Nobel per l’Economia Joseph Stiglitz le mosse sono essenzialmente quattro, nessuna “particolarmente complicata”, ma nessuna ben vista dai Repubblicani (che tengono essenzialmente per il collo Obama) e da gran parte dei Democratici.
Vediamole:
1. Abrogare immediatamente i tagli alle tasse per i più ricchi, sia quelli di Bush Junior sia quelli prorogati dall’attuale amministrazione
2. Fine alle guerre in Afghanistan e in Iraq “che non hanno migliorato la nostra sicurezza” e stanno costando migliaia di miliardi di dollari
3. Investimenti per lo stimolo dell’occupazione. “Mettere le persone al lavoro può costare soldi, ma farà crescere le nostre entrate fiscali nel medio periodo” alleviando il deficit.
4. Riforma del Medicare. Secondo la legge attuale le grandi case farmaceutiche fissano i propri prezzi, eliminare questa disposizione consentirebbe al governo di negoziare con Big Pharma da una posizione di forza risparmiando 1000 miliardi in 10 anni con i nuovi contratti.
Il tema dei costi delle “guerre al terrore” è già caro a Stiglitz. Il suo libro del 2010 “La guerra da 3000 miliardi di dollari” ha un titolo piuttosto eloquente, ma per il resto la semplicità della sua ricetta, in netta controtendenza con tutti gli economisti che in questo momento di crisi finanziaria continuano a chiedere austerità e tagli, sorprende. Stiglitz non è un fanboy della corsa alla crescita economica a tutti i costi, eppure mantiene salda la correlazione fra la possibilità di ridurre il debito americano e la necessità di rilanciare l’occupazione. Tutti temi spariti dall’agenda dei leader politici del mondo in queste settimane convulse.