
Qualcuno voleva una prova ulteriore dell’isteria che sta attanagliando i mercati finanziari? La vicenda di Kodak è esemplare in questo senso: venerdì il titolo ha perso più di metà del proprio valore in una sola seduta a Wall Street. Che cos’era successo? Semplicemente si inseguivano le voci su una possibile bancarotta della società, che a quanto pare aveva nominato un consulente dello studio legale Jones Day per un’eventuale richiesta di protezione sotto il Chapter 11, la procedura di fallimento concordato in vigore negli Stati Uniti.
La società - che pure sta attraversando un momento molto difficile anche a causa del ciclone digitale che ha spazzato via le vecchie pellicole fotografiche - ha smentito recisamente ogni ipotesi di bancarotta controllata e ribadisce l’intenzione di valorizzare il proprio patrimonio di brevetti con l’obiettivo di diventare definitivamente una “digital company”.
Dopo questa comunicazione il panic selling si è placato, ma il titolo venerdì aveva chiuso sotto gli 80 centesimi - dopo essere crollato a 54 - e ieri ha recuperato solo in piccola parte il terreno perduto ed è tornato a 1 dollaro e 34 per azione. Una quotazione che implica una capitalizzazione della società di soli 360 milioni di dollari, un livello incredibilmente basso sia in relazione ai flussi di cassa generati sia, ancor di più, a fronte del patrimonio d’impresa.
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