L’esperienza di Groupon - che non sta esaltando gli investitori, ma per adesso almeno si mantiene sopra il livello del collocamento - ha restituito un po’ di fiducia nei nuovi collocamenti azionari e la fila per debuttare in Borsa è tornata a ingrossarsi. Nel corso di questa settimana sono ben 9 le società che si quoteranno sui listini azionari e cominceranno a essere scambiate. Non si vedevano sette giorni così ricchi dalla fine del 2010.
In testa alle nuove Ipo c’è il debutto di Angie’s List, un’azienda che esiste già da diversi anni e offre un servizio molte apprezzato dagli utenti Internet: una valutazione di rivenditori locali che vendono prodotti e servizi. Dalla quotazione sul Nasdaq la società progetta di ricavare circa 106 milioni di dollari da reinvestire in marketing e nello sviluppo di nuovi mercati.
Angie’s List, infatti, pur essendo stata fondata nel 1995, non fa profitti e punta a rafforzare la sua posizione sul mercato, anche se per adesso deve riuscire a convincere un numero maggiore di utenti a pagare per avere un servizio “premium”. L’ennesima società che “approfitta” della sua notorietà online per sbarcare in Borsa fra i titoli tecnologici e spuntare un buon prezzo.
Continua a leggere: A tutta Ipo: 9 nuovi titoli Usa, da Angie's List a Delphi

E dopo l’esordio col botto - valore delle azioni raddoppiato in un giorno per LinkedIn - niente fu più come prima. Sulla scia del social network americano le nuove società tecnologiche fanno a gara per conquistare i soldi degli investitori ansiosi di puntare la loro fiche su un settore che sembra promettere, una volta di più, utili e soprattutto rialzi a ripetizione. Una storia che mi pare di aver già visto circa dieci anni fa.
Stavolta è il turno di un colosso non americano, il motore di ricerca russo Yandex che da oggi sarà quotato sul Nasdaq a New York. Sull’onda dell’euforia per LinkedIn le azioni saranno collocate tra i 24 e i 25 dollari, al di sopra della forchetta di 20-22 ipotizzata in un primo momento, il che significa una valutazione attorno agli 8 miliardi di dollari per la società che controlla il 65% del mercato dei motori di ricerca online in Russia.
L’offerta iniziale di 52 milioni di azioni porterà nelle casse del gruppo circa 1,3 miliardi di dollari: per una società attiva nel settore online un livello che non si raggiungeva dai tempi di Google che nel 2004 raccolse 1,67 miliardi di dollari. Considerato anche che da cinque anni una società russa non si quotava a Wall Street, l’attesa è molto alta e le aspettative pure: la febbre rialzista innescata da LinkedIn e proiettata verso il collocamento di Facebook non accenna a placarsi. A rafforzare questa tendenza ci si è messa anche Microsoft che ha sborsato 8,5 miliardi per Skype e il suo tesoro di utenti.
Tornando a Yandex l’anno scorso gli utili sono cresciuti del 90% fino a 135 milioni di dollari, a fronte di ricavi aumentati del 43% a 445 milioni. Tra gli attuali azionisti della società ci sono gli hedge fund Tiger Global Management, Baring Vostok Private Equity Funds e l’amministratore delegato Arkady Volozh, ciascuno dei quali cederà parte del proprio pacchetto nell’Ipo Le banche che curano il collocamento sono Morgan Stanley, Goldman Sachs e Deutsche Bank Securities.
Si tratta di un test importante dopo l’euforia che ha coinvolto non solo LinkedIn, ma anche la cinese Renren: entrambi i titoli sono stati accolti con entusiasmo dal mercato e nonostante molte prese di profitto il valore delle azioni è quasi raddoppiato rispetto al momento del collocamento. Vedremo adesso che sapranno fare i russi, in attesa della madre di tutte le Ipo, quella di Facebook.