
In un film di grande successo dei primi anni Novanta un finanziere senza scrupoli si dilettava a comprare società in crisi per poi rimetterle in sesto e venderle a pezzetti; finché l’amore per una bellissima prostituta dallo sguardo innocente lo convinceva a smetterla con la finanza aggressiva e dedicarsi a “costruire qualcosa”.
Dev’essere cambiato molto se nel frattempo la pratica dello spezzatino, almeno a Wall Street, è diventata quasi un obbligo per le società che vogliono acquisire visibilità e valorizzare attività diverse che nel corso del tempo hanno affiancato o si sono sommate al business iniziale. In pochi giorni tre grandi società americane - Tyco International, McGraw-Hill e Netflix - hanno annunciato un progetto di split aziendale per creare valore e correre di più in Borsa.
La reazione dei mercati, in realtà, non è stata sempre identica, anzi se il progetto di Tyco ha ottenuto tutto sommato una buona accoglienza, l’idea di Netflix viene bollata dai più come balzana e improvvisata, ma soprattutto improvvida visto che ha già allontanato una parte di utenti a pagamento. Nel caso di McGraw, invece, il cambiamento era una richiesta avanzata da una parte degli azionisti di minoranza.
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