
Negli ultimi mesi il debito pubblico di alcune nazioni europee, compresa l’Italia, ha subito parecchi downgrade da parte delle agenzia di rating; e per la prima volta anche gli Stati Uniti sono stati declassati sotto il profilo dell’affidabilità debitoria. La crisi del debito occupa i titoli più importanti dei giornali mondiali da mesi, ormai, con in primo piano la situazione della Grecia, sull’orlo del collasso.
Ma quali sono le nazioni più indebitate? E come va calcolato il debito di un paese? La misura usata più spesso a livello internazionale è il rapporto fra debito pubblico e Pil, cioè fra il denaro che un paese prende a prestito e la ricchezza che riesce a produrre in un anno. Sotto questo aspetto l’Italia, da almeno vent’anni, è in grave difficoltà, anzi riuscì a entrare nel’euro alla fine degli anni Novanta solo grazie a una deroga: il rapporto debito/Pil doveva essere inferiore al 60%, ma era superiore al 100% e non è migliorato di molto; anzi negli ultimi dieci anni si è deteriorato ulteriormente.
Anche gli altri paese europei - che pure per molto tempo hanno mantenuto il debito sotto controllo - non stanno troppo bene, perché hanno dovuto ricorrere all’indebitamento per fronteggiare la crisi bancaria del 2008/2009: in questo modo anche i conti pubblici di paesi come Francia, Germania, Spagna e Gran Bretagna sono sensibilmente peggiorati. Gli Stati Uniti, poi, hanno un elevato debito pubblico e un altissimo debito privato. Ma spesso non ci si pone una domanda cruciale: chi detiene questo debito? O meglio, chi potrà pretendere un rimborso?
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