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Franco Tatò, da Olivetti a Fininvest fino alla Parmalat "francese"

pubblicato da alessandro condina


Per qualcuno è uno dei manager più competenti in circolazione in Italia; per altri è l’uomo passato con disinvoltura dall’esperienza di Olivetti e dalla presidenza della Mondadori fino alla discesa agli inferi di una Fininvest oberata di debiti e attaccata come una sanguisuga ai flussi di cassa garantiti dalla Standa. Adesso Franco Tatò, 79 anni ad agosto, è il nuovo presidente di Parmalat dopo l’Opa che ha consegnato la maggioranza azionaria alla famiglia Besnier, proprietaria del gruppo francese Lactalis.

Niente cordate Ferrero, niente cooperative coagulate attorno a Granarolo e alle banche; alla fine ha vinto chi aveva i soldi ed era disposto da subito a metterli sul tavolo, cioè il gruppo Lactalis che ha fatto un sol boccone di Parmalat dopo il risanamento finanziario impostato e in gran parte realizzato da Enrico Bondi, che ha lasciato la città emiliana alla guida della sua Panda: un’uscita di scena in linea con la sobrietà e il rigore propri del manager aretino, artefice dell’unica public company italiana vista negli ultimi anni, durata lo spazio di un mattino, ma capace di creare valore e restituire ai vecchi azionisti almeno parte dei soldi investiti.

Adesso il volto di Parmalat sarà Franco Tatò: un laureato in filosofia che non sarebbe potuto diventare dirigente d’azienda se non all’interno di quel gruppo di intellettuali e filosofi che si chiama Olivetti, grazie a quell’Adriano Olivetti che nella seconda metà del Novecento provò a mostrare un modo diverso di fare azienda.

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Lactalis punta a Parmalat: scoppia la guerra Italia-Francia

pubblicato da alessandro condina

Che la prossima assemblea dei soci di Parmalat non sarebbe stata un appuntamento formale lo si era capito da tempo, da quando i fondi esteri azionisti - Zenit, Skagen e MacKenzie che sono uniti da un patto e insieme controllano il 15,3% di Collecchio - hanno cominciato a far capire che non gradivano più la gestione “prudente” e di Enrico Bondi e che avrebbero preferito una nuova guida più aggressiva per il gruppo lattiero-caseario di Parma.

Noi ne avevamo già parlato, ma la situazione si è ulteriormente complicata nell’ultima settimana - quella dei festeggiamenti per il 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia - quando la francese Lactalis, che in Italia possiede già Galbani, Invernizzi, Vallelata, Locatelli e Cademartori, ha annunciato alla Consob di aver incrementato la propria partecipazione azionaria in Parmalat: i francesi, che già possedevano poco più del 5% della società, sono saliti direttamente al 7,28% e hanno sottoscritto un accordo di equity swap con cui potranno acquisire un ulteriore 4,14% del capitale.

In totale, quindi, Lactalis può contare già su oltre l’11% delle azioni Parmalat, inoltre potrebbe aver rastrellato altri titoli direttamente sul mercato, dal momento che negli ultimi giorni il titolo di Collecchio ha raggiunto 2,6 euro per azione, con un incremento del 4% solo venerdì 18 e volumi da capogiro: 75 milioni di pezzi il 15, 106 milioni il 16, 170 il 17, 104 il 18. Lactalis potrebbe aver messo insieme un altro 4% e arriverebbe così al 14/15 per cento del capitale.

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