Lo sbarco in Borsa è stato già annunciato per il 2011: non a Milano, bensì a Hong Kong, visto anche l’appeal del gruppo sui mercati dell’Estremo Oriente. In vista del collocamento azionario, Prada - che troppe volte ha già rinviato il debutto sui listini finanziari, prima a causa dell’11 settembre, poi per la crisi finanziaria - presenta un bilancio 2010 scoppiettante, che dovrebbe far ben sperare sulle opportunità future dell’azienda milanese che con Miuccia e il marito Patrizio Bertelli è diventata in pochi anni uno dei principali marchi mondiali del lusso.
Il 2010 si è chiuso con un utile netto di 250 milioni e 800mila euro, contro i 100 milioni del 2009: una crescita del 150,4%; il fatturato inoltre ha superato i 2 miliardi di euro (2.046,7 milioni), in crescita del 31,1% rispetto all’anno precedente (+24,2% a cambi costanti), l’Ebitda ha raggiunto 535,9 milioni (+84,7%), con un’incidenza del 26,2% sui ricavi, e l’Ebit 418,4 milioni (+123,7%), pari al 20,4% dei ricavi.
Grazie ai flussi di cassa (367,7 milioni di euro), l’indebitamento finanziario netto del gruppo è sceso da 485,3 a 408,6 milioni ed è stato finanziato il piano di investimenti per rafforzare la rete di negozi diretti, che oggi conta 326 punti vendita. Proprio la vendita diretta ha contribuito per oltre il 70% al risultato complessivo, grazie a ricavi in crescita del 44%; bene anche la vendita nei negozi non di proprietà, con un +9,4% per il canale wholesale, cioè la vendita all’ingrosso.
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