
La fortuna di aziende cinesi come la Foxconn deriva dai bassi costi della manodopera, è un fatto. I prodotti della Apple, dai Mac agli iPhone fino agli iPad, sono autentici status symbol, “costano di più ma funzionano meglio” si dice, pur essendo tutti assemblati in Cina esattamente come i prodotti dei concorrenti dell’azienda guidata da Steve Jobs. La Foxconn può contare su 1 milione e 200 mila dipendenti ed è finita più volte nel mirino della stampa per i salari bassi e le condizioni di lavoro proibitive che sarebbero fra le cause dei tanti suicidi registrati fra i lavoratori.
Il tema delle condizioni di lavoro è delicatissimo, soprattutto quando il tuo committente principale è la Apple, e Terry Gou, fondatore della Foxconn lo sa bene. Negli ultimi due anni sono stati costretti ad aumentare i salari, a fornire assistenza psicologica gratuita e finanche a costruire reti di contenimento per ridurre lo sport più diffuso fra i dipendenti: “il salto dal palazzo senza corda di sicurezza“.
La soluzione però rischia di diventare anti-economica così arriva l’annuncio di un piano che prevede l’acquisto di un numero non meglio precisato di robot da affiancare ai 10 mila già presenti nelle diverse fabbriche sparse nel paese per affidare alle macchine tutta quella parte del lavoro di routine di lubrificazione, assemblaggio e saldatura che fino ad oggi era più conveniente lasciare nelle mani degli operai.
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