
Come stanno i rivenditori di musica online? Se si guarda la Borsa, esclusa iTunes - che è di gran lunga il leader del mercato e fa storia a sé visto che fa parte del colosso Apple - non è semplice capire che succederà agli altri operatori. Pandora, che quest’anno ha debuttato sul Nyse, a New York, ma il titolo non sta attraversando un buon momento: dalla quotazione, eccetto un iniziale rally a 26 dollari, le azioni sono scese sotto i 10 dollari e non si vede come possano riprendersi.
Da un lato l’aumento del fatturato è sembrato notevole (+99%) nell’ultimo trimestre, ma i costi per pagare i diritti d’autore sono cresciuti ancora di più (+108%), in una spirale che se non si modifica porterà la società a un livello insostenibile, nonostante i 40 milioni di utenti attivi. A questo si aggiungono le sfide portate da concorrenti fino ad ora inaspettati, come Spotify che ha appena annunciato di aver raggiunto i 2,5 milioni di utenti paganti e ha lanciato il suo servizio di radio-online.
A differenza di Pandora, Spotify offre un servizio senza limiti giornalieri e con la possibilità di pagare “on demand”, cioè pezzo per pezzo: ognuno in pratica crea la propria radio virtuale scegliendo all’interno di un catalogo, con maggiore libertà di quanto permetta il servizio di Pandora. In più, bisogna considerare che Spotify può contare su gran parte del mercato europeo, attraverso i suoi siti nazionali, mentre Pandora rimane per adesso relegata nel, pur ricco, mercato sttaunitense. La radio online californiana, dunque, è decisamente in difficoltà.
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