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Tutti gli articoli con tag steve jobs

E se Apple fosse stata accolta nel Dow Jones nel 2009?

pubblicato da alessandro condina

Facciamo un po’ di fanta-finanza sull’onda di un interessante post di SeekingAlpha. Che sarebbe successo se nel 2009 - per sostituire General Motors in amministrazione controllata - le autorità di Borsa avessero scelto Apple?

A quell’epoca l’azienda fondata da Steve Jobs quotava circa 143 dollari e sul momento la sua inclusione nell’indice industriale non avrebbe creato sconquassi; adesso, però, Apple ha aggiornato il suo record di tutti i tempi e si avvicina a un prezzo di 500 dollari per azione. Al posto di General Motors fu scelta Cisco, invece di Apple, ma se la decisione fosse stata diversa qualcosa sarebbe cambiato.

La simulazione di SeekingAlpha mostra che adesso il Dow Jones è a quota 12.865 punti, cioè poco più del 10% in meno rispetto ai massimi di ogni tempo, registrati con la quota 14.198,10 toccata a ottobre 2007. Se però Apple fosse stata inserita nel listino e il suo andamento fosse stato effettivamente quale abbiamo osservato in questi anni, l’indice sarebbe il 14% più alto rispetto ai valori attuali.

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Startup di successo: quando Dropbox disse no a Steve Jobs

pubblicato da alessandro condina


C’è un nome nuovo nell’elenco delle aziende tecnologiche di sicuro successo con la prospettiva di uno sbarco trionfale in Borsa. Insieme ai vari Facebook, Zynga, Groupon bisognerà tenere d’occhio le scelte strategiche di un’azienda che per adesso si identifica con un prodotto, ma che ha già più di 50 milioni di utenti, compresi me e probabilmente molti voi.

Parliamo di Dropbox, quel servizio online che consente di conservare in Internet - nella “nuvola” come va di moda dire adesso - tutte quelle informazioni che fino a poco tempo fa finivano nei dischi fissi del pc, del tablet, nella memoria della fotocamera o sull’ipod, nelle chiavette Usb e che spesso non sappiamo dove andare a cercare.

Un successo di dimensioni così importanti che l’ideatore del servizio e fondatore dell’azienda è finito sulla copertina del prossimo numero di Forbes, che dedica un lungo servizio al giovane Drew Houston, Andrew all’anagrafe, uno smanettone classe 1983 che si è permesso di dire no a Steve Jobs e adesso possiede il 15% della sua società: sulla carta un valore di 600 milioni di dollari.

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Il compianto per Steve Jobs, l'uomo che fondò due volte Apple

pubblicato da alessandro condina

Steve Jobs, Ceo of Apple

L’altro giorno, leggendo questo articolo di Wired su Steve Jobs, “il miglior amministratore delegato del mondo”, mi ero ritrovato a condividere in buona parte il contenuto, ma avevo anche pensato che suonasse troppo da “compianto”. E in effetti era tristemente così.

Ognuno può ricordare Jobs per molte delle cose che ha fatto e per gli oggetti con cui, in qualche modo, ha cambiato il nostro mondo, sia quando ha innovato completamente - come con i primi Apple costruiti insieme a Stephen Wozniak - sia quando ha ripensato prodotti che esistevano già, come il lettore mp3 e il tablet, cio l’iPod e l’iPad, o il cellulare, l’iPhone, trasformando in qualcosa di nuovo.

Steve Jobs, la Galleria di foto

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Apple e Microsoft: in 15 anni i destini si sono (quasi) rovesciati

pubblicato da alessandro condina


L’altro giorno leggevo un gustoso articolo, in cui si raccontava di quanto Steve Jobs, nel 1997, sfidò le ire dei suoi manager e soprattutto dei suoi più accaniti sostenitori Mac-users: per salvare l’azienda propose e imponendo un’alleanza strategica con la rivale di sempre Microsoft.

Altro che rivale! Bisognerebbe dire nemico, anzi nemico mortale: i più giovani, forse, non se lo ricordano nemmeno, ma ci furono anni - tutti gli anni Novanta, sostanzialmente - in cui gli utenti Macintosh erano poco più di una setta semiclandestina e il culto della Mela morsicata veniva sì praticato con fideistica convinzione, ma il mercato era sordo al verbo di Cupertino e i pochi Mac in circolazione erano relegati negli studi di grafica o nei dipartimenti universitari di greco antico, come quello che bazzicavo io, dove miracolosamente si poteva usare SuperGreek per scrivere nella lingua di Omero.

La quasi totalità del mercato consumer, come si chiama adesso, invece era appannaggio di Microsoft e del suo Windows, che secondo i tanti detrattori nella sua versione 2.0 somigliava troppo, quanto a interfaccia grafica, al sistema operativo di Apple, il Mac Os; tanto che la società di Cupertino fece causa all’azienda di Bill Gates per violazione di copyright. Per i più accaniti Mac-users Microsoft era l’Impero del Male, l’azienda che aveva copiato le innovazioni semplici e geniali della Mela e, dopo averle involgarite, aveva colonizzato abitazioni private e aziende con i suoi software meno belli e meno veloci.

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Dopo un mese senza Jobs, Apple ai massimi in Borsa

pubblicato da alessandro condina


Sono passati meno di trenta giorni dall’addio di Steve Jobs alla compagnia che ha fondato e poi riportato ai fasti delle origini, ma Apple sembra riuscire a camminare con le proprie gambe, almeno in Borsa. Come riportano i nostri “cugini” di Melablog, Apple ha toccato un nuovo massimo storico, con le azioni che hanno raggiunto i 412 dollari.

La società di Cupertino non aveva mai raggiunto un valore così alto in Borsa e per adesso sembra poter esorcizzare gli annunci dei profeti di sventura che al momento del passo indietro di Jobs preconizzavano grosse difficoltà e problemi crescenti: negli anni infatti la società della Mela si era sempre identificata con il suo fondatore e guru; non era strano quindi immaginare una certa esitazione nel passaggio di timone che è finito nelle mani di Tim Cook.

In realtà è passato troppo poco tempo dall’annuncio ufficiale per poter dire che non ci saranno problemi e l’addio di Jobs sarà indolore. Molti progetti e molti nuovi prodotti e le strategie di fondo che vengono attuate adesso erano stati adottati e avviati sotto la guida di Jobs, quindi bisognerà aspettare ancora per vedere se la società si manterrà sempre innovativa e creativa anche nel medio periodo.

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Steve Jobs va via, ma il titolo tiene: un altro successo Apple

pubblicato da Carlo Tissi


Steve Jobs ha lasciato la carica di CEO dell’azienda di Cupertino. Passaggio storico per Apple per un uomo simbolo di una rivoluzione hi-tech (e di altissimi profitti) ancora in corso. Quando Jobs era tornato al timone dell’azienda che aveva contribuito a fondare dopo alcuni anni di lontananza le azioni Apple valevano 6,56$ ciascuna, ieri, prima dell’annuncio delle dimissioni per problemi di salute, erano arrivate a 376,18$ (ed un anno fa con il lancio dell’iPhone 4 toccarono il record di 403,41$). Si stanno sprecando sul web le agiografie dell’A.d. perennemente con jeans e lupetto nero indosso e sul nostro MelaBlog hanno tradotto un post di Robert Scoble che sul The Next Web racconta il suo “perché” Jobs sia stato tanto speciale:

Perché proprio lui?
Dopo essere andato indietro di 34 anni con la memoria, la risposta mi fu chiara: c’è un solo imprenditore che mi abbia mai detto di guardare il retro di un prodotto per capirne la sua bellezza. Era stato al lancio dell’iMac, quando Jobs mostrava le linee moderne che ancora oggi ho sulla mia scrivania che disse “guardate al metallo, dietro, non è bellissimo?”. E lo era. A tutti gli altri ceo non importava nulla di cosa ci fosse sul posteriore dei loro prodotti. Pensavano solo a tagliare i costi. Non era stata quella la prima volta che notavo l’attenzione che prestava Jobs a questioni apparentemente irrilevanti (…) ricordo quando Jobs volle dipingere di giallo il pavimento della fabbrica dei Macintosh. Dopo tutto, un prodotto come quello, andava assemblato in un bel posto.

Beh, quei tempi sono cambiati, ora i pavimenti gialli non ci sono più e i prodotti Apple sono assemblati dalla Foxconn (con i risultati che sappiamo) in Cina, ma nell’immaginario Jobs resta il romantico visionario di “Stay Hungry, Stay Foolish“. I fanboy hanno colto con ovvia delusione la sua parziale uscita di scena, ma sui mercati le quotazioni in apertura non calano considerevolmente (si balla attorno al -2% a quota 368 dollari per azioni), ed in chiusura di seduta il segno è positivo, +0.15%, ogni azione vale 57 cent in più rispetto a ieri.

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