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Opa sì, Opa no: gli opposti destini di Parmalat e Fondiaria-Sai

pubblicato da alessandro condina

Hanno imboccato due strade diverse i due dossier più scottanti finiti sul tavolo della Consob dopo il cambio al vertice, con l’arrivo di Giuseppe Vegas. Parmalat ormai è incardinata sulla strada dell’Opa lanciata da Lactalis, che alla fine ha rotto gli indugi e chiuso le porte a ogni illusione di “cavalieri bianchi” e fantomatiche “cordate italiane”. Al contrario Fondiaria-Sai - con tutta la galassia dei Ligresti in Borsa - potrà essere “salvata” dall’intervento di Unicredit senza bisogno di un’Offerta pubblica di acquisto, con grande sollievo della banca di piazza Cordusio e della famiglia di Salvatore Ligresti e con un certo dispiacere dei piccoli azionisti che restano a bocca asciutta; ma almeno salveranno il loro investimento visto che la compagnia assicurativa era in guai grossi.

Nel caso di Fondiaria-Sai, infatti, la Consob ha deciso di derogare all’obbligo di Opa proprio in virtù di una norma del proprio regolamento, l’articolo 49 in base al quale è prevista l’esenzione dall’Opa qualora sia in atto un’operazione di salvataggio da una crisi aziendale comprovata da «richieste formulate da un’autorità di vigilanza prudenziale, nel caso di gravi perdite, al fine di prevenire il ricorso all’amministrazione straordinaria o alla liquidazione coatta amministrativa».

In pratica nel caso Sai-Fondiaria la Consob - che aveva in precedenza obbligato all’Opa totalitaria Groupama e Premafin - ha certificato il pessimo stato di salute della compagnia assicurativa e ha rinunciato a imporre l’Opa in base a questo e alle rilevazioni dell’Isvap, l’istituto di vigilanza sulle assicurazioni che di recente aveva ingiunto a Fonsai di ripristinare il proprio margine di solvibilità, cioè il rapporto tra il capitale e le polizze da garantire.

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