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Tutti gli articoli con tag wall street

JpMorgan: il momento peggiore per perdere 2 miliardi nel trading

pubblicato da alessandro condina


Può succedere che una banca d’affari come Jp Morgan perda 2 miliardi di dollari in sei settimane in operazioni di trading ad alto rischio: il problema è che nell’ultima occasione, ammessa dall’amministratore delegato Jamie Dimon, il colosso americano ha scelto il momento meno opportuno dal punto di vista d’immagine per la sua reputazione e quella dell’intero settore bancario.

Giovedì, infatti, JPMorgan Chase & Co ha annunciato che aveva avuto 2 miliardi di dollari di perdite nel trading in sei settimane relativi a titoli di credito di sintesi, ma proprio questa settimana era fissata un’audizione al Congresso sulla Volcker Rule a proposito delle banche: in quella sede Paul Volcker stesso ha sostenuto che la norma che porta il suo nome deve essere raffrozata sulle operazioni rischiose gestite dalle banche di grandi dimensioni.

Dimon ha esercitato forti pressioni per indebolire l’iniziativa, ma la sua ammissione di una perdita così consistente ha giocato a suo sfavore, tanto che poco dopo l’annuncio il senatore Carl Levin ha spiegato che “l’enorme perdita JP Morgan annunciata oggi è solo l’ultima prova che quello che le banche chiamano ‘copertura’ sono spesso scommesse rischiose che si permettono gli istituti contando sul principio del ‘too big to fail”.

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Facebook: il debutto in Borsa dovrebbe arrivare il 18 maggio

pubblicato da alessandro condina


C’è una data per l’Ipo di Facebook: secondo il Wall Street Journal si tratta del 18 maggio, quando finalmente tutti gli investitori saranno liberi di butt… pardon, investire i propri soldi nell’azienda di Mark Zuckerberg.

Intanto, però, non spariscono le nuvole attorno alle reali prospettive di crescita della società e soprattutto all’appetibilità dei messaggi pubblicitari pubblicati sulle pagine personali degli utenti di Facebook e degli altri social network. Sempre secondo il Wall Street Journal, mentre da un lato gli inserzionisti sono esortati a utilizzare nuove forme di annunci pubblicitari, d’altra parte la loro libertà di azione è molto ridotta.

Secondo il quotidiano newyorchese, siti come Google e Yahoo offrono più opportunità di profilare gli utenti e permettono ritorni superiori in rapporto agli investimenti pubblicitari. Facebook, che non fa pagare gli utenti per utilizzare i suoi servizi, ha estremo bisogno della pubblicità per sopravvivere e per accrescere il fatturato; ma se questa pubblicità non dà sufficienti ritorni rischia di diminuire.

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Apple aumenta la liquidità e soddisfa Wall Street

pubblicato da alessandro condina


Vento in poppa per Apple che ha pubblicato i risultati del suo secondo trimestre e ha mostrato un ottimo stato di salute, ulteriore successo per i suoi prodotti di punta - iPhone e iPad - e un’accresciuta disponibilità liquida, che rende il prossimo dividendo più che sostenibile.

Apple ha visto aumentare del 12% le disponibilità liquide negoziabili della società, arrivate ormai a 110 miliardi di dollari o circa $ 116,60 per azione. Tale importo comprende contanti, investimenti a breve termine e titoli negoziabili a lungo termine. Rispetto a un anno fa la liquidità dell’azienda è aumentata circa del 67% ed è più che raddoppiata in due anni.

Nel secondo trimestre le vendite di hardware sono complessivamente diminuite rispetto al trimestre record precedente, ma con la notevole eccezione di iPod; ma i risultati sono di gran lunga migliori rispetto allo stesso trimestre di un anno fa. IPhone Apple ha venduto nel trimestre l’88% in più di quanto abbia fatto nello stesso periodo dello scorso anno.

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Ford e Gm saranno belle sorprese nel 2012?

pubblicato da alessandro condina


Il 2012 comincia all’insegna dell’ottimismo per i titoli automobilistici americani: confermando alcune previsioni nei primi 10 giorni di gennaio i titoli di Ford e Genetal Motors hanno registrato una buona performance e lasciano sperare in un anno migliore rispetto a quello appena concluso.

In realtà il vero paradosso riguarda proprio il 2011: nell’anno passato entrambi i grandi produttori di Detroit hanno messo a segno buoni risultati di vendite, il mercato americano dell’auto si è dimostato più vivace e solido di quello europeo e le case automobilistiche hanno rafforzato la propria presenza sui mercati emergenti come l’Asia. Eppure a Wall Street i titoli di Ford e Gm hanno sofferto oltremodo e negli ultimi 6 mesi hanno perso rispettivamente il 20 e il 30 per cento del loro valore, sulla scia delle incertezze per il mercato europeo e le attività nel Vecchio Continente.

Nei primi giorni di gennaio, però, i primi dati sul 2011 stanno confermando il buon andamento industriale del settore automobilistico negli Stati Uniti e il mercato comincia a quanto pare a rendersene conto; considerato anche l’andamento dei titoli nel’intero 2011 c’è spazio per un buon recupero e per una significativa crescita di valore.

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Apple tocca il massimo della capitalizzazione: è (per un po') la società che vale di più

pubblicato da alessandro condina


Steve Jobs non sta troppo bene - ormai da qualche tempo, per la verità - ma la compagnia che ha fondato, da cui poi è stato messo alla porta e infine che ha rilanciato verso nuovi inaspettati successi, non è mai stata così bene. Sull’onda dell’ultima trimestrale, che ha mostrato ricavi in crescita e utili, la società di Cupertino è diventata, seppure in breve, la compagnia quotata più capitalizzata al mondo.

Negli ultimi 12 mesi Apple ha generato 23 miliardi di utili, a fronte di ricavi per 100 miliardi: questi risultati, uniti al buon andamento degli ultimi anni, hanno permesso alla società di scalzare dalla vetta delle più capitalizzate il colosso petrolifero Exxon, quotato anch’esso a Wall Street.

Ieri, per pochi minuti, Apple ha toccato una capitalizzazione complessiva di 341,5 miliardi di dollari contro i 341,4 di Exxon. Alla fine della giornata il gigante petrolifero ha riconquistato lo scettro di regina delle Borse, ma adesso è un testa a testa. Alla chiusura di Wall Street la capitalizzazione di Apple era poco inferiore ai 347 miliardi, a fronte dei 348 di Exxon.

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Fitch e Moody's non declassano il debito USA, Pechino si.

pubblicato da Roberto

Fitch e Moody's non declassano il debito USA, Pechino si.
Dopo il nuovo piano per l’incremento del tetto massimo del debito pubblico USA Fitch ha deciso di mantenere un giudizio AAA sul debito americano, ma ha comunicato che concluderà l’analisi della situazione dei Treasury USA entro la fine di agosto.

L’agenzia ha affermato che a suo parere gli stati patrimoniali e le redditività delle aziende statunitensi rimangono solidi e la produttività sottostante sembra abbastanza forte mentre la valuta USA mantiene il proprio ruolo di valuta primaria nelle riserve mondiali. Interventi sono tuttora in corso nel settore finanziario e delle costruzioni, anche se questo processo sarà prolungato e costoso in termini di debolezza della ripresa delle sottostanti attività economiche e dell’occupazione. I fondamentali economici USA rimangono quindi forti a dispetto del dibattito politico sul ruolo del governo e sul sistema migliore di ridurre il deficit federale sul quale, comunque, sono stati fissati dei paletti.

La revisione delle stime sul Pil rivela che la recessione associata alla crisi finanziaria 2008-2009 è stata anche più profonda di quanto avvertito in un primo momento e che la ripresa, per certi versi, è stata più debole del previsto, confermando l’opinione di Fitch che gran parte del deficit del budget federale sia di natura strutturale. La ripresa dovrebbe comunque guadagnare impulso nella seconda parte di quest’anno e consentire nel medio termine un tasso annualizzato di crescita intorno al 2,5 per cento, saranno comunque richieste significativi interventi nella politica fiscale e di spesa pubblica al fine di ridurre il deficit.

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