
I titoli farmaceutici sono sempre di moda, anche considerato l’invecchiamento della popolazione occidentale. Ma un titolo del settore diventa ancora più interessante se lo hanno comprato due dei più famosi investitori sulle opposte sponde dell’Atlantico, l’americano Warren Buffett e l’inglese Nei Woodford.
Anche se i due non sempre coincidono nelle valutazioni (Woodford ha venduto le sue azioni Tesco e Buffett è corso a comprarle), a metterli d’accordo stavolta ci ha pensato il colosso francese della farmaceutica Sanofi. Ma quali sono i motivi che hanno spinto due personaggi così in vista a orientarsi su questo titolo?
Per capirlo è bene dare un’occhiata alle tappe di questi due investimenti e alle caratteristiche di Sanofi, che pure - come le altre società di Big Pharma - si trova alle prese con una serie di problemi, a partire dalla scadenza dei brevetti e dalla crisi economica che attanaglia Stati Uniti ed Europa occidentale.
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Warren Buffett lascia E raddoppia. Nell’annuale lettera agli azionisyi della holding di partecipazioni Berkshire Hathaway, l’oracolo di Omaha ha annunciato che la società è “a caccia” di nuove acquisizioni per investire l’abbondante liquidità generata dalle partecipazioni. Ma non basta: in arrivo c’è anche un nuovo Ceo che guiderà il gruppo al posto dell’anziano miliardario che comunque non si fa da parte.
Per quanto riguarda le acquisizioni, Buffett è stato piuttosto esplicito:
adesso la società ha otto controllate che, se fossero autonome, farebbero parte del Fortune 500; ne mancano solo 492!
In effetti gli utili record ottenuti grazie agli ottimi risultati nel settore delle ferrovie e in quello dell’energia devono essere nuovamente investiti e ulteriori importanti acquisizioni sono uno sbocco logico. Non sono arrivate, invece, indicazioni sul settore o i settori cui Buffett sta guardando con maggiore attenzione.
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Come sta davvero Bank of America? Una delle più grandi banche americane sta subendo la volatilità dei mercati finanziari come e più dei suoi concorrenti: da un lato i rischi legati al rimborso dei mutui da parte dei clienti americani e ai titoli derivati; dall’altro una trimestrale dall’aspetto roseo, che ha ridato fiato al titolo. Dove sta la verità?
Qualche giorno fa Christopher Whalen per Reuters si domandava se l’istituto di credito non stesse progettando una forma di ristrutturazione dell’intero gruppo, per ripulirsi dai titoli spazzatura ad alto rischio che ancora conserva. In effetti molti analisti hanno visto questa operazione come un atto che prelude alla richiesta di protezione sotto il Chapter 11, che permette di ristrutturare i conti di un’azienda senza interrompere l’attività.
Sta di fatto che i titoli derivati posseduti dalla controllata Merrill Lynch sono stati spostati nella società capofila Bank of America N.A: in questo modo i titoli tossici sono stati trasferiti da una banca d’affari non coperta dal fondo rischi alla banca-madre che invece è tutelata dal fondo. Per questi alcuni osservatori hanno criticato la Federal Reserve per aver autorizzato un’operazione del genere.
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Warren Buffett, gigante della finanza internazionale un paio di giorni fa ha proposto la sua ricetta anticrisi: smetterla di coccolare i megaricchi come lui e fargli pagare qualche tassa in più, lo scriveva sul NYTimes. Buffett portava naturalmente l’esempio della tassazione negli Stati Uniti, e di quanto lui pagasse di tasse ogni anno - circa 7 milioni di dollari - mentre dall’altra parte dell’oceano, Luca di Montezemolo a proposito del decreto anticrisi di Giulio Tremonti diceva “Una cosa è chiedere un contributo di solidarietà a me o a Berlusconi, una cosa è colpire un dirigente con famiglia a carico”. Una coincidenza singolare. Ma in queste ore, mentre si attenua il chiasso per l’articolo firmato Buffett in cui chiede gli vengano aumentate le tasse, arrivano le conferme del successore. Già perché Buffett ha spiegato alla PBS che
“Ci sono molte persone adatte, ma solo su una il board si è mostrato d’accordo (…) se morissi stanotte, domattina ci vorrebbe meno di un’ora al board per annunciare il mio sostituto
Un nome che circolava fin dallo scorso ottobre era quello di Todd Combs, manager di Berkshire Hathaway, in precedenza in forza alla Castle Point Capital Management.